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lunedì 20 giugno 2011

Di sale e di sangue di Angelo Arata

Impressioni Grafiche, 2011


Avvincente, pittorico, umano e pieno di grazia è il secondo romanzo di Angelo Arata. Dopo La torre e gli abissi, ritorna la prosa del docente, scrittore, storico e amante della montagna e del rugby. Pubblicato sempre dalla Impressioni Grafiche, Di sale e di sangue è un incredibile salto di qualità rispetto al lavoro del 2008 che  in certi momenti rischiava di gravare troppo la lettura con la ricchezza dei riferimenti storici. Ora l'autore mostra una penna perfettamente calibrata e ancora più potente per le suggestioni che evoca.

Siamo in Piemonte, nel Monferrato, tra le Langhe e le valli Valdesi,  è il 1724 e  André-Robert Vaudenet, ufficiale del Reggimento Deportes, è invitato a svelare il motivo di una serie di efferati omicidi che si svolgono lungo i confini del giovane Regno di Sardegna. Lungo la via del sale. Spigno, Scaletta, Gotta secca, Acqui Terme, Cagna e il lungo corso della Bormida, sono solo alcuni degli scenari in cui il lettore si trova a vagare, ma non potrà perdersi grazie alla misura e alla padronanza dell'autore.

Un romanzo storico a tinte gialle, dove protagonisti sono tanto gli uomini, con tutte le ricchezze e le miserie che li distinguono, quanto l'ambiente. La geografia che ci dipinge Arata è costruita prima con il suo passo, il suo cuore e i suoi occhi e poi con lo studio delle topografie dell'epoca.
Centrale la figura di Vaudenet - uomo, soldato, artista e osservatore  - è il perno di quest'avventura che si muove su diversi livelli, dalla storia del singolo alla storia di noi tutti. Intrighi e battaglie, provvidenza e sciagura sono naturalmente composte e inserite nelle dinamiche storiche, sociologiche e climatiche che caratterizzano luoghi e tempi.

Gyorgy  Lukàcs
verso la conclusione della prima parte della Teoria del romanzo scrive: "Il romanzo è la forma dell'avventura, la forma del valore caratteristico dell'interiorità; suo contenuto è la storia di un anima che si mette in cammino per conoscersi, che cerca l'avventura per mettersi alla prova, per trovarvi, confermando se stessa, la propria essenzialità".
In questa rappresentazione messa insieme con tanta cura il lettore riesce a cogliere qualcosa rassicurante e perturbante al tempo stesso, la forza e la fragilità umana. Di sale e di sangue è una vertigine, quel capogiro che disorienta quando ci si ritrova in piedi in alto ad una montagna.

Francesca Grispello






Info:
http://www.impressionigrafiche.it

mercoledì 9 febbraio 2011

Le Bestie - Kinshasa Serenade di Lorenzo Mazzoni

Momentum Editore, 2011


Ritornano le suggestioni della penna di Lorenzo Mazzoni, dopo Porno Bloc, ambientato in Romania, ora il nuovissimo Le Bestie - Kinshasa Serenade ci porta nella Repubblica Democratica del Congo.
Storie di occidentali che per varie ragioni si scontrano in una terra ferita da gravi conflitti, purtroppo poco conosciuti e affrontati dalle democrazie.
In Le Bestie subito siamo catapultati su di una strada che "è un vero museo d'arte africana": miseria, malattia, degrado, morte e corruzione sono le prime immagini che ci investono - manca solo l'odore.
Un medico, un giornalista e un intrallazzatore senza scrupoli sono i personaggi, tutti saranno investiti dalla guerra civile, ognuno con il suo bagaglio di orrore, ognuno con il suo grado di coscienza e follia. Bisogna essere pazzi per rimanere all'inferno! "Ma tu sei tornato all'ovile?"

Spionaggio, controspionaggio, ferocia, pietà, i Notturni di Chopin, carne e politica. Urgente e serrato il ritmo dei capitoli, urgente come la guerra, come la foresta dei machete che si sta per abbattere con furia cieca e drogata.
Una denuncia verso alcune realtà poco evidenziate: come i bambini-soldato, il razzismo - "i negri sono come le scimmie e uccidi il bianco di merda" - la povertà, la piaga della corruzione e una riflessione cruda sull'efficacia delle missioni umanitarie.

L'ispirazione di Lorenzo Mazzoni sembra trarre linfa dalla geografia, netta è la sensazione che siano i luoghi a raccontare qualcosa che l'autore trascrive e condensa.
Alla fine di Kinshasa Serenade l'inchiostro è ormai indelebile nell'animo del lettore.
Le bestie che affresca sono gli uomini, nostri simili e questo ci umilia. La violenza e la sua denuncia feriscono, ecco perché ci vuole una grande dose di coraggio e bravura per raccontare l'osceno senza risultare stucchevoli e retorici.

Francesca Grispello

Info:
http://www.momentumedizioni.it/

martedì 26 ottobre 2010

Istruzioni per un addio di L.R. Carrino


Azimut , 2010

Un titolo come Istruzioni per un addio potrebbe trarre in inganno. Se credete che il volume che avete sotto gli occhi contenga consigli su come lasciare oppure, su come reagire all'esser lasciati (tipo: andate in palestra, fate corso di cucina e amenità simili) vi sbagliate.
Luigi Romolo Carrino, dopo Pozzoromolo e sempre in questo 2010 pubblica Istruzioni per un addio, dodici storie crude dove l'abbandono (dell'altro, della storia, della violenza, dalla madre o la morte) è la chiave che sorregge 150 pagine.
Lo stile dell'autore penetra ogni parola e diviene fiume di immagini e suoni che parlano al ventre, sin dalle prime battute: ci sono giorni che non so cosa altro fare se non scorrere. Istruzioni per un addio sembra nascere dall'urgenza di far esplodere all'esterno esperienze e situazioni in cui l'abbandono è la condizione, le finestre sono sguardo e il salotto è prigione.
Dodici storie che non si concludono e sembrano voler vivere ancora sconfinando l'una nell'altra; entriamo e usciamo storditi dalle immagini che ora sono atroci e ora dolci come il bacio del proprio amato. Sono la pena che mi spande. La pena più grande e - ancora - Io sono quello che non si ottiene quello che sviene allo specchio restando in piedi .
Dirsi o darsi addio scatena uno stato di cose, atteggiamenti, pensieri e non pensieri, azioni e non azioni che per forza devono abbracciare il dolore, osservarne la lacerazione, una violenza che cerca il senso in ogni dove, affannata e desiderante. Pensieri, gesti, azioni, colori, suoni, odori: ogni elemento del quotidiano è filtrato e assorbito dal corpo lacerato.
Il quotidiano ricreato da Carrino è quello di tutti i giorni, non ci sono eroi o ville, solo una scarna normalità con palazzi ascensori e lavatrici dove si consuma la distruzione dell'armonia, anticamera della follia.
L'autore partenopeo si lascia leggere ed è doveroso rileggere le pieghe di pensieri vorticosi. Dopo tutto questo dolore, cosa rimane? forse un piccolo manifesto: Tutta questa finta malinconia, questo continuo cercare qualcos'altro che non è mai abbastanza, questo groviglio di atti mancati, è solo politica della bellezza.

Francesca Grispello

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