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mercoledì 31 dicembre 2014

20 anni di Konsequenz per aprire il 2015

Domenica 4 gennaio 'Nel cavo delle mani aperte un canto per l’infinito: San Francesco storia e leggenda', con Luigi e Girolamo De Simone, chiude la rassegna 'Il sacro e le armonie - Natale alla Pietrasanta' 


Domenica 4 gennaio 2015
ore 18.00
Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta 
Via dei Tribunali 16
Napoli

Nel cavo delle mani aperte un canto per l’infinito: 
San Francesco storia e leggenda

Testo, regia, performance: Luigi De Simone
Musiche e pianoforte live: Girolamo De Simone
Immagini: Salvatore Giordano
Voce fuori campo: Dora Celeste Amato
Quadri plastici: Giocondi
Coreografie: Rossella Lo Sapio

ingresso euro 10

Domenica 4 gennaio 2015, nel prestigioso cartellone della rassegna Il sacro e le armonie con la direzione artistica di Enzo Amato, in programma alla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, la chiusura sarà affidata all'opera per voce e pianoforte Nel cavo delle mani aperte un canto per l’infinito: San Francesco storia e leggenda. Dopo l'apertura con la presenza straordinaria di Bruno Canino, la rassegna nella prima chiesa mariana della città termina con un'opera toccante: testo, regia e performance di Luigi De Simone, musiche composte espressamente per l'opera da Girolamo De Simone, che le esegue dal vivo al pianoforte. L’incipit si avvale di un brano omonimo che De Simone ha registrato sull’organo della Verna.

Il 2014 è stato l'anno del ventennale di Konsequenz, la factory culturale che Girolamo De Simone ha fondato nel 1994 con musicisti della statura di Daniele Lombardi, Giancarlo Cardini e Giuseppe Chiari. Per l'occasione De Simone ha curato la pubblicazione di Jommelli Granular (De Simone), Iren. Improvvisazioni Vesuviane (Antonello Neri) e Sacre (Pietro Grossi), alla quale ha affiancato la composizione delle musiche per San Francesco Storia e leggenda. Non stupisce che la vita del Santo di Assisi si presenti ancora nuova nei suoi risvolti e nelle sue molteplici sfumature: all’uomo moderno, disorientato e confuso, perennemente in lotta con sé stesso e straniero sulla terra, il messaggio del Poverello, struggente e nostalgico, risuona quale futura e certa promessa. Sono queste le premesse da cui nasce una delicata e quasi mistica “lettura” del Santo, che si snoda sottile inseguendo armonie e suggestioni musicali dalle quali è accompagnata ma più spesso rincorsa. Un connubio felice tra musiche e parole, fonemi e note che, pur ispirate a tempi remoti, hanno il pregio di rivestirsi di nuova e moderna significazione, quasi a sottolineare il desiderio di attualizzare di una testimonianza unica, databile ma eterna.

Dedita fin dalla fondazione alla musica di frontiera, Konsequenz è stata un'eccezionale macchina da guerra per la divulgazione e l’affermazione delle nuove estetiche della contaminazione, in anni in cui l’assunto dei plurali in musica non era affatto scontato. In vent’anni di attività Konsequenz ha pubblicato un centinaio di volumi monografici (presenti nelle biblioteche di tutto il mondo), ha realizzato decine di concerti e rassegne musicali, dischi, mostre ed eventi trasversali, tanto da essere riconosciuta come imprescindibile archivio del contemporaneo e anima delle sue memorie, altrimenti inconciliate. Il 2015 di Konsequenz e De Simone rivelerà presto significative novità. 

Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, Via dei Tribunali n. 16
Ingresso €. 10.00 
Informazioni: 
Telefono – 081 198 11 177 
E-mail: 
info@polopietrasanta.it 
info@concertiallapietrasanta.it


Info: 

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mercoledì 10 settembre 2014

300 anni dalla nascita di Niccolò Jommelli

Venti anni di Konsequenz: la factory culturale partenopea celebra l'aniversario con tre eccezionali uscite dedicate alla 'musica di frontiera': 'Iren' di Alessandro Neri, 'Sacre' di Pietro Grossi e l'avvincente 'Jommelli Granular'



20 per Konsequenz
1994-2014


Girolamo De Simone
Alessandro Neri
Pietro Grossi

Venti anni di Konsequenz. Trecento anni di Jommelli. Compie vent'anni la carismatica factory culturale (rivista, concerti, ensemble, cd) fondata nel 1994 a Napoli da Girolamo De Simone e da musicisti della statura di Daniele Lombardi, Giancarlo Cardini e Giuseppe Chiari. Trecento anni fa, il 10 settembre 1714, nasceva ad Aversa il compositore Niccolò Jommelli. Per festeggiare il duplice evento Konsequenz propone tre nuovi dischi, prodotti dall’Associazione Musicale Ferenc Liszt e distribuiti da Masseria dei Suoni. Dedita fin dalla fondazione alla musica di frontiera, Konsequenz è stata un'eccezionale macchina da guerra per la divulgazione e l’affermazione delle nuove estetiche della contaminazione, in anni in cui l’assunto dei plurali in musica non era affatto scontato. In vent’anni di attività Konsequenz ha pubblicato un centinaio di volumi monografici (presenti nelle biblioteche di tutto il mondo), ha realizzato decine di concerti e rassegne musicali, dischi, mostre ed eventi trasversali, tanto da essere riconosciuta come imprescindibile archivio del contemporaneo e anima delle sue memorie, altrimenti inconciliate.

Il primo volume del trittico non poteva non essere il nuovo lavoro di Girolamo De Simone, dal titoloJommelli Granular (KNZ/011): se nel precedente ScarlAct il compositore napoletano aveva esplorato la ‘dissonanza’ partendo da centinaia di frammenti pianistici mutuati dalle Sonate di Scarlatti, nel nuovo disco propone un aggiornamento della ‘consonanza’ di Niccolò Jommelli (1714-1774), attraverso la sintesi additiva granulare. Il risultato è una musica d’atmosfera, contrappuntata da inserimenti delclavicordo, unico strumento a tastiera capace di riprodurre un vibrato delle corde percosse, il cosiddetto ‘Bebung’, che diventa nel lavoro di De Simone una sublimazione della vibrazione, metafonia che rallenta il tempo. Il disco è tuttavia aperto da alcuni brani pianistici ispirati via via all’antica Armenia, ai canti antifonali, o agli arcaici inni cristiani siriani... 

Il secondo titolo è un'opera di Antonello Neri, uno dei più noti e apprezzati protagonisti del panorama contemporaneo. Iren - ImprovvisAzioni Vesuviane (KNZ/012) consta di quattro momenti dove la storia è nel primo e nel terzo con due affioramenti bachiani e diviene realtà nei restanti due. "Una guerra illustre contro il tempo - dichiara il compositore aquilano - fu in sostanza detto essere la musica ricorrendo al concetto contenuto nell’apertura manzoniana. Quel che si ha da dire è che la storia esiste FUORI della musica è proprio la musica che rivela questo straordinario anello conoscitivo e lo riflette in se stessa. NON CONFUNDAR. Sì, perché sarei un mistificato(re) se aderissi alla funesta idea che, siccome in musica il tempo può essere fermo (e fermato), esso in realtà non esiste. A Maria Antonietta la testa gliela tagliarono sul serio. Deriva piantata nell’oggi è questa musica dove anche la memoria di attimi di passato eccelso deve divenire controcultura, strappata al dominio e alla sua dominante ideologia, che non domina il mio cervello".

Il terzo album del ventennale è una preziosa scoperta: Sacre di Pietro Grossi (KNZ/013). Pioniere della musica elettronica in Italia scomparso nel 2002, Grossi tra il 1975 e il 1980 si avventurò in una rilettura al computer della Sacre du Printemps di Stravinsky, realizzata con Soft. TAUMUS Sintetizzatore TAU2, Istituti del CNR CNUCE e IEI. Autorizzato dalla moglie Marcella Chelotti, Sacre contiene anche OST3 tratto da Ostinati e tetrafono del 1965, due anni prima della preziosa scoperta del compositore: “Nel 1967 ebbi il primo ‘colpo di fulmine’ al computer. In cinque minuti suonai alla perfezione il quinto capriccio di Paganini, e dopo altri cinque minuti ne ho fatto quello che ho voluto”.


Girolamo De Simone, Jommelli granular - KNZ/011
Antonelli Neri, Iren - KNZ/012
Pietro Grossi, Sacre - KNZ/013

Pubblicazioni non profit a cura dell’Associazione musicale Ferenc Liszt per i 20 anni di KONSEQUENZ.
Produced by Ferenc Liszt - Konsequenz music project

Distribuzione: www.masseriadeisuoni.org

Info: 3387907394

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martedì 1 luglio 2014

20 per Konsequenz con Girolamo De Simone, Antonello Neri e Pietro Grossi


La factory culturale partenopea celebra il ventennale con tre eccezionali uscite dedicate alla 'musica di frontiera' di tre autorevoli compositori: 'Jommelli Granular', 'Iren - ImprovvisAzioni Vesuviane' e 'Sacre'




20 per Konsequenz
1994-2014


Girolamo De Simone

Antonello Neri

Pietro Grossi


Venti anni di Konsequenz. Compie vent'anni la carismatica factory culturale (rivista, concerti, ensemble, cd) fondata nel 1994 a Napoli da Girolamo De Simone e da musicisti della statura di Daniele Lombardi, Giancarlo Cardini e Giuseppe Chiari. Per festeggiare l’evento propone tre nuovi dischi, prodotti dall’Associazione Musicale Ferenc Liszt e distribuiti da Masseria dei Suoni. Dedita fin dalla fondazione alla musica di frontiera, Konsequenz è stata un'eccezionale macchina da guerra per la divulgazione e l’affermazione delle nuove estetiche della contaminazione, in anni in cui l’assunto dei plurali in musica non era affatto scontato. In vent’anni di attività Konsequenz ha pubblicato un centinaio di volumi monografici (presenti nelle biblioteche di tutto il mondo), ha realizzato decine di concerti e rassegne musicali, dischi, mostre ed eventi trasversali, tanto da essere riconosciuta come imprescindibile archivio del contemporaneo e anima delle sue memorie, altrimenti inconciliate.

Il primo volume del trittico non poteva non essere il nuovo lavoro di Girolamo De Simone, dal titolo Jommelli Granular (KNZ/011): se nel precedente ScarlAct il compositore napoletano aveva esplorato la ‘dissonanza’ partendo da centinaia di frammenti pianistici mutuati dalle Sonate di Scarlatti, nel nuovo disco propone un aggiornamento della ‘consonanza’ di Niccolò Jommelli (1714-1774, il 25 agosto si celebra il trecentesimo anno dalla scomparsa), attraverso la sintesi additiva granulare. Il risultato è una musica d’atmosfera, contrappuntata da inserimenti del clavicordo, unico strumento a tastiera capace di riprodurre un vibrato delle corde percosse, il cosiddetto ‘Bebung’, che diventa nel lavoro di De Simone una sublimazione della vibrazione, metafonia che rallenta il tempo. Il disco è tuttavia aperto da alcuni brani pianistici ispirati via via all’antica Armenia, ai canti antifonali, o agli arcaici inni cristiani siriani... 

Il secondo titolo è un'opera di Antonello Neri, uno dei più noti e apprezzati protagonisti del panorama contemporaneo. Iren - ImprovvisAzioni Vesuviane (KNZ/012) consta di quattro momenti dove la storia è nel primo e nel terzo con due affioramenti bachiani e diviene realtà nei restanti due. "Una guerra illustre contro il tempo - dichiara il compositore aquilano - fu in sostanza detto essere la musica ricorrendo al concetto contenuto nell’apertura manzoniana. Quel che si ha da dire è che la storia esiste FUORI della musica è proprio la musica che rivela questo straordinario anello conoscitivo e lo riflette in se stessa. NON CONFUNDAR. Sì, perché sarei un mistificato(re) se aderissi alla funesta idea che, siccome in musica il tempo può essere fermo (e fermato), esso in realtà non esiste. A Maria Antonietta la testa gliela tagliarono sul serio. Deriva piantata nell’oggi è questa musica dove anche la memoria di attimi di passato eccelso deve divenire controcultura, strappata al dominio e alla sua dominante ideologia, che non domina il mio cervello".

Il terzo album del ventennale è una preziosa scoperta: Sacre di Pietro Grossi (KNZ/013). Pioniere della musica elettronica in Italia scomparso nel 2002, Grossi tra il 1975 e il 1980 si avventurò in una rilettura al computer della Sacre du Printemps di Stravinsky, realizzata con Soft. TAUMUS Sintetizzatore TAU2, Istituti del CNR CNUCE e IEI. Autorizzato dalla moglie Marcella Chelotti, Sacre contiene anche OST3 tratto da Ostinati e tetrafono del 1965, due anni prima della preziosa scoperta del compositore: “Nel 1967 ebbi il primo ‘colpo di fulmine’ al computer. In cinque minuti suonai alla perfezione il quinto capriccio di Paganini, e dopo altri cinque minuti ne ho fatto quello che ho voluto”.


Girolamo De Simone, Jommelli granular - KNZ/011

Antonello Neri, Iren - KNZ/012

Pietro Grossi, Sacre - KNZ/013


Pubblicazioni non profit a cura dell’Associazione musicale Ferenc Liszt per i 20 anni di KONSEQUENZ.

Produced by Ferenc Liszt - Konsequenz music project

Distribuzione:


Info: 3387907394


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giovedì 10 aprile 2014

Jommelli Granular di Girolamo De Simone

Sabato 19 aprile 2014, ore 20,30

Napoli, Complesso Monumentale di San Francesco delle Monache - Domus Ars

Se Domenico Scarlatti può considerarsi “nel segno della dissonanza”, Niccolò Jommelli può, forse, essere riletto come un geniale innovatore della scansione metrica anche laddove usa semplici consonanze... Studiando la storia dell’evoluzione ‘armonica’ della scrittura musicale, ci si rende conto che esiste una evoluzione della dissonanza e che l’armonia non è scritta in natura. Allora, la consonanza non sarebbe affatto... genetica!
Girolamo De Simone, che in un precedente lavoro (ScarlAct) aveva esplorato la ‘dissonanza’ partendo da centinaia di frammenti pianistici mutuati dalle Sonate di Scarlatti, propone in questo nuovo progetto, un aggiornamento della ‘consonanza’ di Jommelli, attraverso la sintesi additiva granulare. Il risultato è una musica d’atmosfera, contrappuntata da inserimenti del clavicordo, unico strumento a tastiera capace di riprodurre un vibrato delle corde percosse, il cosidetto ‘Bebung’, che diventa nel lavoro di De Simone una sublimazione della vibrazione, metafonia che rallenta il tempo in sintonia con la proiezioni delle spettacolari immagini di Antonio Coppola.
L’ omaggio a Jommelli continuerà attraverso una prima assoluta firmata dal compositore e multistrumentista Max Fuschetto, in performance live con oboe, sax e l’apporto dell’elettronica.
Il concerto, però, si aprirà con la prima assoluta delle “Laudes del tempo nuovo” di Girolamo De Simone, per baritono e pianoforte: una attualizzazione, nell’ottica della musica di frontiera, di antiche melodie medievali, grazie all’apporto del baritono Vincenzo Maiello. Come è noto, la Lauda nacque in seno alle Confraternite mariane, ed è intimamente legata al momento della Passione di Cristo e alla figura di Maria ai piedi della Croce. Altri brani che si rivolgono alla Settimana Santa completeranno il contrappunto col moderno. Tra questi Coenae tuae mirabili, canto siriaco anteriore al V secolo, aggiornato e riproposto da De Simone nelle due versioni per canto e pianoforte solo.

“Per realizzare JOMMELLI GRANULAR - dichiara Girolamo De Simone - ho centrifugato con il computer centinaia di frammenti registrati con uno strumento antichissimo, il clavicordo. Ho poi realizzato tre movimenti, come nelle più classiche delle Sinfonie, usando il mio MAC. Dalla forma d’onda ho tratto una partitura ‘visiva’, sulla quale innesto nuovamente, dal vivo, il suono del clavicordo, reso tuttavia ‘elettrico’ con l’uso di filtri. Il brano si conclude con l’innesto di un altro strumento a me caro, un piccolo MOOG a due oscillatori. Il risultato finale, che per la prima volta presenterò a Napoli, è poetico e straniante: una variazione sulle consonanze usate dal grande compositore Niccoò Jommelli, nel trecentesimo anniversario dalla nascita”.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
CONTATTI: 3387907394

lunedì 25 giugno 2012

Inni e antichi canti: a Roma il nuovo lavoro di Girolamo De Simone


Il musicista vesuviano presenta all'Istituto Centrale per i Beni Sonori il secondo cd della 'trilogia bianca', lanciando anche un progetto di solidarietà verso la Siria

 
 
INNI E ANTICHI CANTI
 
'l'attualissima e arcaica nostalgia di Girolamo De Simone'


Venerdì 6 luglio 2012
h. 17.30
Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi
(già discoteca di Stato - Museo dell'Audiovisivo)
Via Michelangelo Caetani
, 32
Roma

Con la partecipazione di Claudio Bonechi e Maurizio Piscitelli
Sarà presente l'autore
 
Venerdì 6 luglio 2012 all'Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi in Roma, Claudio Bonechi e Maurizio Piscitelli presenteranno al pubblico e alla stampa Inni e antichi canti, il nuovo album di Girolamo De Simone. Il nuovo disco addensa impegno per i territori ‘difficili’ e ricerca, all’insegna di una inedita forza comunicativa. Antichi percorsi spirituali attualizzano un affascinante percorso di archeologia contemporanea, rivificando i più arcaici frammenti gnostici: "La musica riesce come e più di altre discipline artistiche a reperire l’identico e il diverso tra culture - dichiara De Simone - determinando grazie alla sua naturale ‘astrattezza’ i territori condivisibili e quelli che ci mostrano l’altro nella sua differenza. Riconoscerla è parte del gioco: ne scaturisce meraviglia, sorpresa, ammirazione. Alla fine, tutte le cose sono in costante evoluzione, e chi si occupa di conoscenza lo sa benissimo".

Nato a Napoli nel 1964, Girolamo De Simone vive e lavora alla periferia della metropoli partenopea, alle pendici del Monte Somma, a ridosso del Vesuvio. Musicista e agitatore culturale, è considerato tra i principali esponenti dellamusica di frontiera. Inni e antichi canti è il frutto di una ricerca volta alla riscoperta del passato, alla "trasferenza" e alla rielaborazione personale filtrata attraverso illuminazioni e coincidenze. È il secondo tassello di una trilogiainaugurata due anni fa con Ai piedi del monte e si caratterizza per le rielaborazioni al pianoforte e alla spinetta diantichissimi frammenti vocali orientali e occidentali, dalle antifone del Gregoriano simplex ad antichi canti siriani di ispirazione gnostica, cogliendo consonanze, affinità e confluenze tra diverse aree geografiche, da Gerusalemme a Benevento.

La presentazione romana sarà anche l'occasione per illustrare un nuovo progetto promosso dall'Associazione non profit Ferenc Liszt e caro a Girolamo De Simone: "quello che accade in Siria, culla della spiritualità, è gravissimo. Per questo devolverò tutti i proventi derivanti dalle vendite di Inni e antichi canti alla ripresa del dialogo interreligioso. Grazie al progetto Nebi Uri, raggiungeremo i bambini siriani". Nebi Uri prende il nome da uno dei Santuari in cui per centinaia di anni musulmani e cristiani pregarono insieme: è un'iniziativa gratuita che coinvolgerà gli alunni di alcune scuole ad indirizzo musicale del territorio vesuviano, con lo scopo di realizzare un kit musicale contenente arrangiamenti di melodie cristiane e islamiche (con video con lezioni, spartiti, esempi di realizzazione audio) da inviare ai bambini in Siria.
 
 
Info:
 
Girolamo De Simone:

Konsequenz:

Ufficio Stampa Synpress44:

domenica 19 febbraio 2012

Neumi. La musica che lascia il segno


Cantus volat signa manent 
a cura di Davide Riccio
Genesi Editrice
15 Euro 



Conosco Davide Riccio come amante della musica, musicista e sopraffino intervistatore. Come pochi riesce con le sue domande ad essere specchio dell'altro, dove il domandare è l'indicazione di un nuovo orizzonte.
Non mi stupisce quindi che il volume Neumi. La musica che lascia il segno, sia frutto proprio di questa pluralità di orizzonti per la realizzazione e l'interpretazione di brani che vengono scovati nel letto del tempo. Davide Riccio mette insieme un'opera generosa e densa di stimoli, corale eppure con una precisa direzione, mostrando la sua capacità di lasciare il segno senza apparire in primo piano.
Un libro - in italiano e in inglese - con cd allegato, 18 brani per 18 stimoli sonori e visivi.




Francesca
Chi è Davide Riccio?



Davide

Eh, a sapermelo! Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo come alla salvezza di un corrimano… per dirla con le struggenti parole di Wislawa Szymborska. Le sia eterna gloria.
 



Francesca
Un libro che raccoglie i segni della musica. Come nasce Neumi?



Davide
In generale sono affascinato dalla storia perduta dell’umanità. Mi piace leggere libri tipo “Le antiche civiltà antidiluviane” di Ian Lawton, e poi Graham Hancock, Zecharia Sitchin, Peter Kolosimo, Erich von Däniken… Sono convinto che l’umanità abbia vissuto altre civiltà anche tecnologicamente progredite, poi perdute. Ma, stringendo il campo, forse farà sorridere, a Neumi ci sono arrivato un po’ per caso mentre mi occupavo di un articolo sul cantante finlandese Jukka Ammondt, che anni fa (lo dico con affetto) ha terribilmente tradotto e cantato Elvis Presley o Jerry Lee Lewis in latino (Quate, Crepa, Rota… Shake, rattle and roll…!) e cose come Blue suede shoes di Carl Perkins e altri classici del rock’n’roll in sumero. 
Ho così scoperto l’esistenza di tavolette babilonesi su cui, con caratteri cuneiformi, erano trascritti anche dei canti, inclusa la musica. È la prima musica che sia mai stata scritta, la più lontana mai pervenutaci anche per intero, come l’Inno di Hurrian (1.200-1.400 a.C.), riproposto in “Neumi” grazie alla ricostruzione fatta dallo studioso americano Joe Monzo e all’ottima interpretazione di Mirco “Ashtool” Rizzi e Oscar Mucci. Un altro frammento da tavoletta babilonese del 2000-1700 a.C., in realtà solo una scala sulla quale ho basato una composizione d’atmosfera jazzy dall’effetto un po’ cupo e straniante eppure intimista alla Lynch/Badalamenti (grazie soprattutto ai cori di Marco Barluzzi e Selene Bortot), ho utilizzato io per “Baby Lone”. Ho poi scoperto di tutto, da http://www.schoyencollection.com a dischi favolosi come Musique de la Grèce Antique dell’Atrium Musicae di Eduardo Paniagua… Più del neuma medievale, di cui sappiamo quasi tutto, ero inizialmente attratto da tutto ciò che è praticamente scomparso, per immergermi in quei modi “altri”, arcaici e perduti, di intendere e concepire la musica insieme al problema di tramandarla, di consegnarla agli altri, al futuro. 
In “Neumi” ho comunque usato diversi reperti collezionati dallo storico norvegese Martin Schøyen, a cui ho chiesto l’utilizzo per il progetto. Come scrivo nell’introduzione del libro - se vuoi un po’ da romanzo di fantascienza post-apocalittico -, ho quindi riunito molti musicisti di varia provenienza e di vario genere musicale, tutti accomunati dal gusto e dal desiderio di sperimentare nuovi territori di ricerca, intorno a tempi e modi altri e lontani, rari o perduti per sempre, di fare e tramandare musica. Come uomini del futuro (il che già siamo) che abbiano perso il proprio passato e, ritrovandone tracce misteriose e dimenticate, cerchino di riportarlo in vita in chiave moderna, contemporanea. Ma poi, come dice l’installazione blu al neon di Maurizio Mannucci alla GAM di Torino: All art has been contemporary…




Francesca 
Come hai messo insieme il materiale?



Davide 
Soprattutto basandomi sulla collezione di Martin Schøyen  ma non solo, avendo iniziato subito altre ricerche che mi hanno portato ovunque, dalle partiture-calligramma della ars subtilior all’esagramma di Johann Presbyter del ‘700 e centinaia di proposte di riforma della notazione fino alle partiture alternative del futurismo (Luigi Russòlo per i suoi intonarumori a esempio, riletto nel progetto da Maurizio Pustianaz, in arte Gerstein, e dai suoi sequencer) e della musica elettronica di Bussotti, Xenakis e altri ancora. In Neumi è tra gli altri presente Luca Attanasio, che per altro ha elaborato insieme a Pierpaolo Beretta un sistema microtonale detto esadecafonico (Armodue), basato su una scala equalizzata di sedici note invece che le dodici del temperamento equabile, il che ha richiesto anche a loro un'altra più appropriata semiografia musicale. Quanto al flautista Gregorio Bardini, aveva già inciso Kele Kele di Komitas Vardapet (Cd Komitas) con il pianista Paolo Longo Vaschetto. Un brano così bello che non potevo non chiederglielo in prestito per Neumi. Lui ha studiato i neumi armeni. Krell (con Paola Bianchi e Andrea Marutti) aveva già inciso la sua “Anubi” nel cd “Electronic Music of Dendera”, ispirato alle melodie di strumenti musicali e sonorità (chissà, forse, elettriche) degli antichi egizi di Dendera. Anche Marino Josè Malagnino e il Pss… Pss… Psss… Ensemble (qui composto da Teo Pace, Bruna Samele, Edi Leo, Pino Montecalvo e Stefano “Philippo” Sperandii) avevano già registrato il brano che poi ho rielaborato e ribattezzato Chironomia e Oralità. In effetti lui aveva girato l’Italia e l’Europa per un anno cercando di luogo in luogo musicisti da radunare intorno all’idea di improvvisare sulla base di quel che suggeriva loro nell’orecchio e attraverso la gestualità: quasi come i chironomi greci o egizi.
Il resto è stato da me richiesto o commissionato. Ci sono voluti quattro anni. Non mi piace dare scadenze. A parte le immagini e qualche notizia storica ho inoltre dato, come si suol dire, carta bianca.


Francesca 
Come hai scovato gli artisti? 


Davide
Da collaborazioni precedenti o in corso come musicista, oppure man mano che acquisivo dischi di artisti per i miei articoli e le mie interviste ( www.kultunderground.org) Ho coinvolto, anzi, si sono coinvolti gli artisti che sentivo più consoni per questo progetto.


Francesca
Il neuma "ossia segno, cenno, è un antico segno della notazione musicale. Fu utilizzato nel corso di tutto il Medio Evo, in particolare nel canto gregoriano." In Neumi però il viaggio si allarga più indietro nel tempo e in aree geografiche diverse. Come hai iniziato e quali difficoltà hai avuto nella tua ricerca?



Davide 
Va detto infatti che in Neumi non ci sono solo partiture musicali antiche, neumatiche in senso stretto, come nell’Inno di Giovanni di Girolamo De Simone, nel Salmo 60 (notazione mensurale francese) di Claudio Milano, Carola Caruso e Stefano Delle Monache; o nel Kyrie eleison di una partitura neumatica scandinava a neumi cosiddetti a testa di martello dei Deadburger; o ancora nel Dies Irae di Joe Raggi (Roulette Cinese) con Luca Urbani e nel Pastor Animarum di Hildegard Von Bingen meravigliosamente rifatto da Leonora (Eleonora Cardellini)... Preziosissima anche la rilettura al violoncello fatta da Zeno Gabaglio della notazione neumatica di “Mi-al har horev” da parte di Oppido Lucano: è la più antica melodia ebraica finora nota che sia mai stata trascritta. 
A queste interpretazioni si aggiungono invece quelle in cui si è anche giocato un po’. Alessandro De Caro, per esempio, ha basato la sua cantata “Kirielle” creando una notazione vettoriale mutuata dalla fisica e dalla matematica, cioè dalla teoria degli insiemi o modello di Ising. A IOIOI (Cristiana Fraticelli) ho proposto di reinterpretare il WOW! Signal, un presunto segnale radio extraterrestre rilevato dal dottor Jerry R. Ehman del SETI nel 1977. Ashtool ha liberamente e intuitivamente interpretato gli ideogrammi di un canto di genere saibara/gagaku, una musica/danza della corte giapponese. Anche Maoro Sanna ha riletto la notazione tibetana Yang-Yig di un manoscritto del diciannovesimo secolo con un glissato che ricorda la notazione usata dal biologo marino Roger Paine per trascrivere e studiare i canti delle megattere. Jacopo Andreini con il suo ensemble (Andrea Caprara e Francesco Di Mauro) ha riletto le poche note rimaste di un frammento di papiro egizio del 300 a.C., scritte con lettere dell’alfabeto greco, improvvisando il resto tra free jazz e jazzcore. Giocare con la musica (che non a caso è anche il titolo di un libro scritto da un gigante come Leonard Bernstein) è importante sempre, a qualunque età. 

Anche grazie a internet non ho avuto particolari difficoltà nel reperire notizie, documenti e contatti. Bisognerebbe dare il Nobel a Bob Khan e a Vint Cerf. 



Francesca 
Scovare sistemi grafici di notazione musicale alternativi a quella che noi conosciamo (5 righe e 4 spazi) è un modo per reagire alla contemporaneità della musica liquida?


Davide
Il sottotitolo di Neumi è Cantus volat signa manent; ed è sicuramente una provocazione anche in questo senso. È importante recuperare il segno in anni di perdita delle competenze di lettura e scrittura musicale, contro le agevolazioni e la labilità dell’elettronica, della registrazione sempre più affidata soltanto alle capacità e alla memoria informatica e alla elettricità (non è detto che ne avremo per sempre). Dischi, nastri, cd… per quanto le discoteche di stato si possano sforzare di conservare in condizioni ottimali, non è detto che dureranno più di una incisione su pietra o su argilla, o perfino della memoria “orale” da maestro ad allievo (come nella musica per launeddas). Non è infatti detto che la nostra cultura possa continuare in eterno. I nostri supporti potrebbero diventare ancora più illeggibili di un carattere cuneiforme se, per qualche motivo, venisse meno la nostra attuale civiltà… Prova a immaginare uno Champollion davanti a un geroglifico della stele di Rosetta e poi un futuro studioso equivalente davanti ai pits e lands di un frammento di disco di policarbonato… Sempre che il policarbonato si conservi tanto a lungo quanto una pietra… 
Ti confesso però che sono nondimeno molto grato alla “musica liquida”. Fare un disco era già difficile una volta; oggi – a meno che non venga autoprodotto – anche peggio. Divulgare, anche gratuitamente, la propria musica per un musicista può essere un aspetto molto importante.


Francesca 
C'è qualcosa in comune tra un frammento di papiro egizio del 300 a.C e la composizione del futurista Luigi Russòlo? 


Davide 
Il bisogno di immortalità, di ampiezza, di condivisione e socialità contro la transitorietà, la finitezza e la solitudine della condizione umana.


Francesca 
Qual è stata, se c'è stata, una interpretazione che più di altre ti ha emozionato?

Davide 
Mi hanno tutte ugualmente emozionato. Ogni restituzione mi emoziona. Mi ha emozionato soprattutto la condivisione fin da subito seria ed entusiasta da parte di tutti per un progetto che è stato da subito percepito originale, affascinante. Ho poi un debole per ciascuna composizione… Sono tutte così diverse! Il maestro Girolamo De Simone mi ha però anche commosso. Nel giorno del mio compleanno mi ha donato un anteprima in videoclip su YouTube dell’Inno di Giovanni (da Guido d’Arezzo) improvvisato alla spinetta. La sua interpretazione, direi quasi impressionista, dell’Inno a San Giovanni di Paolo Diacono, le cui sillabe Guido Monaco usò per denotare e nominare gli intervalli dell'esacordo musicale, ponendo le basi della solmisazione, è splendida. Avere una sua esecuzione (al piano, quella definitiva) in chiusura è... come si dice jewel-bright…? Ecco, sì, una gemma splendente. 



Francesca 
Com'è nata la collaborazione con Genesi Editrice?


Davide
Conosco la Genesi editrice e Sandro Gros-Pietro dal 1982. È stato il primo editore (ma è anche un bravo poeta e un fine critico) a pubblicare le mie poesie nel 1985 e con lui ho anche pubblicato la raccolta “Povertissement” nel 2006. Ho collaborato per anni anche alla sua rivista di letteratura “Vernice”. Nasce insomma da trent’anni di amicizia e di stima da parte mia per la sua casa editrice, che da sempre stampa libri di qualità; da parte sua per il mio lavoro. Occorre però fare qualche precisazione. Il disco è stato prodotto da Ashtool con la sua Into my bed records. Il libro si è reso necessario per la grande quantità di immagini e di testo esplicativo, sia in italiano, sia in inglese (grazie alla traduzione di Paul Beauchamp, musicalmente noto come Gullinkambi). Un booklet non sarebbe stato sufficiente. E poi credo, in epoca di crisi del disco, nell’opportunità di creare dei begli “oggetti” appetibili, durevoli, insostituibili rispetto alla facile reperibilità smaterializzante e intasante della musica liquida, e pace alle teorie pur vere di Zigmunt Bauman. Il libro l’ho autoprodotto io rivolgendomi quindi alla Genesi editrice e ad Alessandro Casini dei Deadburger, che di professione fa il grafico (kane.it, creative graphic lab), per l’impaginazione. 


Francesca 
Quando nasce la tua passione per la musica? è stata una lunga frequentazione oppure una folgorazione? 


Davide
Vediamo… A undici anni ho scoperto David Bowie e ho pensato: ecco, io sono così, voglio fare come lui… Mi ha fatto prendere la chitarra in mano e cantare le mie prime canzoni. O forse nasce a nove anni con Radio Activity dei Kraftwerk: quello era il futuro! Quello ero io! E tutto lo space rock di quel periodo… O forse a sei sette anni con un disco delle più belle pagine di musica russa (Borodin, Mussorgskij, Kachaturian, Cui, Rachmaninov, Rimskij-Korsakov…) e coi dischi di mia sorella, Suzi Quatro e gli chansonniers (Brel, Brassens, Moustaki, Polnareff…) O forse a due tre anni con Roby Crispiano e i Folks… A piedi scalzi. Mia madre dice che facevo il verso per chiederle di mettere il disco e in qualche modo poi lo “ballavo” con gioia. E allora… eh eh eh eh… Io facevo solo gli “eh”… O forse è stato nel grembo… Mia madre cantava, ascoltava molto la musica e comprava un mucchio di dischi. Mio padre suonava diversi strumenti. O nelle vite precedenti? Mmm… mi perdo. Non so… Sicuramente una lunghissima frequentazione. Non ho mai avuto il coraggio di contare quante siano le migliaia di dischi che ho in casa. Mi mette ansia solo pensarci. 

Francesca Qual è stato l'artista che ha trasformato il tuo modo di ascoltare/sentire?



Davide 
David Bowie e Kate Bush su tutti, ma anche Brian Eno e i Beatles. Anche i primi Pink Floyd (il lato A di Atom Heart Mother in particolare) e i Roxy Music. E poi Stravinsky, Ravel, Debussy, Bartok (gli archi dell’adagio del Piano Concerto n. 2 mi rapiscono ancora oggi) e lo Šostakovič dei Preludi e fughe o del Cello concerto n.1, un disco che ho letteralmente consumato, come anche il Concerto degli Angeli di Hindemith dal Mathis der Mahler… Poi i Japan e David Sylvian. Gli italiani sono venuti dopo, soprattutto Battiato, Faber, Alice, Paolo Conte, il Battisti periodo Panella… Notevoli anche i Matia Bazar degli anni d’oro. L’ultimo disco che mi ha scosso e sconvolto di pancia, di cuore e di testa è stato Outside di Bowie… Da allora nient’altro ha più avuto lo stesso effetto. 


Francesca
Quando Platone morì, gli trovarono sotto il cuscino una commedia di Aristofane, quasi a dimostrare che la filosofia e la vita hanno bisogno del sorriso. Anche la musica si serve del sorriso?

Davide
In un universo senza scopo, tutto è uguale e nulla vale la pena di un serio pensiero. Non ci resta che cogliere ciò che preferiamo e sorridere… scrisse H.P. Lovecraft. La musica si serve, deve servirsi anche del sorriso, fosse anche un sorriso triste o amaro. Una musica che sorrida è però più difficile da individuare a prescindere dalla persona e dal momento molto soggettivo in cui vive e ascolta. Il primo a farmi sorridere, in vari modi, fu senz’altro De Andrè. Amaramente o compassionevolmente anche Leonard Cohen. 


Francesca 
Scrive Dumal: "Lo stile è l'impronta di ciò che si è in ciò che si fa." Definisci il tuo.




Davide 
Ho un bisogno inappagabile di conoscere. Quanto allo stile, non so poi bene di quali qualità e significati io sia il portatore fino a quando non siano gli altri a dirmelo. E anche allora non ne sono sicuro…


Francesca 
Un libro, un disco, un piatto e una città e perchè? 


Davide 

Torino è la mia città. Torino è una città straordinaria, regale, misteriosa, ricca di inizi e di “iniziati”, di storie e personaggi più di ogni altra per me; è ricca di segreti e sinapsi che secondo me la innervano a qualunque altra parte del mondo e a qualunque punto della storia umana. Ma non te lo fa vedere subito, né mai lo scopri se non con amore e con fatica. C’è un gioco che faccio spesso mentalmente quando passeggio: penso a una cosa e cerco tutte le associazioni che mi riportino alla mia città. Non so, ti faccio qualche esempio… Indiani d’America, colonizzazione francese del Canada, Irochesi, reggimento dei Carignano in Canada nel 1667, fregio raffigurante una testa di indiano sulle finestre del piano nobile di Palazzo Carignano… Oppure: Nilo… il fiume Eridano, le origini egizie di Torino secondo Emanuele Tesauro e altre fonti antiche, il mito di Fetonte e la storia di un presunto faraone Phaeton col suo carro in corsa finito nel Po (una storia, che se vuoi, può portare perfino al Diluvio Universale per alcuni), la fontana dei Dodici Mesi al Valentino… O viceversa, partendo da una cosa che vedo per Torino… 

Un disco? Uno qualunque di Kate Bush, oppure Heroes… Ma se cito Bowie poi non smetto. Almeno la trilogia berlinese. 


Un libro? Oggi leggo quasi esclusivamente saggi, soprattutto storici, geografici, scientifici e artistici. Adoro allo stesso modo collezionare e guardare documentari. I romanzi non riescono più a darmi le sensazioni profonde che provavo da giovanissimo alle prime scoperte. I primi romanzi avevano un fascino che oggi non ritrovo più; penso sia un problema di esperienza di lettore e di età. Tra gli scrittori che più amavo c’erano Hesse, Bioy Casares, Buzzati, Calvino, Pavese, Bernhard, E.T.A. Hoffman, Lovecraft, Edgar Allan Poe, Maupassant, Dostoevskij, Kafka, Kerouac, Burroughs, Bradbury, Phil Dick, Shakespeare e poeti come Rilke, Rimbaud, Baudelaire, Montale… Ancora oggi preferisco comunque i classici. Oppure preferisco il cinema… Departures di Yojiro Takita e “The Turin Horse” di Bela Tarr sono gli ultimi capolavori che ho visto in questi giorni. “Una pura formalità” di Tornatore, un qualunque film di Kubrick, Herzog o quelli che ti ho citato prima valgono ciascuno quanto un romanzo, se non di più. Comunque, se devo scegliere un libro in particolare a rappresentarmi allora penso al tema faustiano, conosciuto da ragazzo in un trattato di Spies. Da ragazzo mi fece molta impressione. Direi quindi di sentirmi vicino al Doctor Faustus di Thomas Mann e al personaggio del compositore Adrian Leverkühn.

Infine un piatto… Amo tutti i vegetali. Adoro scegliere, lavare, tagliare, cucinare il mondo colorato delle verdure. Con la carne e gli animali ho una crescente difficoltà; forse sto diventando vegetariano. 




Per avere una copia di Neumi:
http://www.discogs.com/Various-Neumi/release/3149615  

oppure: ricciomeister@gmail.com


Francesca Grispello 

sabato 20 febbraio 2010

Ai piedi del Monte: il nuovo disco di Girolamo De Simone







Il pianoforte e il monte Somma, Donizetti e Romaniello, il 'valore della memoria' e il ruolo della musica di frontiera sono solo alcune delle ispirazioni che troviamo nel nuovo lavoro del musicista partenopeo



KonSequenz/Hanagoori Music, 2010
Patrocinato dall'Ente Parco Vesuvio
Distr. Neomedia Italia
9 brani, 32 minuti


Ai piedi del monte di Girolamo De Simone nasce dalla collaborazione tra le etichette KonSequenz e Hanagoori Music, con il patrocinio dell’Ente Parco Vesuvio e con la distribuzione di Neomedia Italia. Ai piedi del monte raccoglie il frutto di alcuni anni di ricerche su musiche e musicisti vesuviani, tali per nascita o per ‘adozione’. La sintesi di questo lavoro è stata incisa e missata ai piedi del Somma-Vesuvio, al limitar di un luogo il cui nome, Sant’Anastasia, evoca etimologicamente la ‘rinascita’. Così il percorso - che attraversa anche canti e devozioni alla Madonna dell’Arco e le città di Pollena (con Gaetano Donizetti) e Somma Vesuviana (con Vincenzo Romaniello, maestro di Renato Carosone) - parte da astrattezza talvolta malinconica per approdare alla Verna, luogo spirituale d’elezione.

Un percorso affettivo, dedito ai luoghi difficili ma bellissimi della fascia vesuviana, nell’immediata provincia partenopea, che parte dal pianoforte e giunge alla spinetta e all’organo (De Simone sceglie tre modelli storici, dal suono fortemente caratterizzato: Steinway e Sons; Neupert-Silbermann; Monarke). La musica di questo disco giunge dopo altri monografici più astratti, come Ice-tract (Curci) e Shama (Die Schachtel). È figlia di un approccio che privilegia semplicità e contaminazione fin dalle scelte grafiche, nella consapevolezza della inevitabile triturazione di senso cui ci espone la nostra contemporaneità. Un ‘attraversamento’ che non impedisce agli originali recuperati sul territorio (le Biblioteche del Conservatorio di Napoli e di Somma Vesuviana) di parlarci ancora, riaffermando il valore della memoria.

Riaffiorano, così, i canti della Madonna dell’Arco sacri e popolari; le musiche di Donizetti, qui riproposte in quadri di voluta (e desiderata) semplificazione armonica; le melodie di Vincenzo Romaniello, ‘sfrondate’ dagli eccessi di lirismo e dalle ridondanze tardoromantiche. L’anima contaminata di Girolamo De Simone fa capolino nelle parafrasi, rivisitazioni, trascrizioni e, in modo programmaticamente citazionistico, nel brano d’apertura, Fabulae Contaminatae, pubblicato in anni lontani in una versione live e ora riproposto in una morbida versione da studio. Non casuale la collocazione finale di un’improvvisazione organistica, realizzata in occasione di una visita alla Verna, luogo mistico che affascinò Dino Campana, Alda Merini e tanti altri artisti, e che ancor oggi suggerisce tensione, ricerca, speranza.
Girolamo De Simone è considerato tra i principali esponenti internazionali della musica di frontiera e si avvicina a luoghi difficili e complessi come le pendici del Somma-Vesuvio, con energia, malinconia e stupore, con uno sguardo contemporaneo. Direttore della rivista di musica contemporanea KonSequenz, premiata più volte dal Ministero per i Beni Culturali per la qualità e la scientificità, dopo un'esperienza trentennale nel campo culturale nazionale e internazionale, ha conosciuto personalità quali John Cage, Elliot Carter, Michael Nyman ed ha lavorato con alcuni dei più importanti compositori contemporanei, tra cui Luc Ferrari, Vittorio Rieti, Pietro Grossi, Luciano Chailly, Giuseppe Chiari, etc. Ha affiancato Ludovico Einaudi, Michael Nyman, Max Fuschetto, Tuxedomoon e numerosi altri protagonisti della musica italiana e internazionale. Girolamo De Simone con Ai piedi del monte consegna al pubblico un disco lieve quanto denso, con un'energia comunicativa che si aggancia a storie vissute, per tornare a vivere e sentire la prossimità dell'Altro. L’Autore terrà una serie di presentazioni/concerto (le prossime a Ferrara, Roma, Napoli), secondo un calendario presente nel sito KonSequenz.


Girolamo De Simone
Informazioni:

Girolamo De Simone:
http://www.girolamodesimone.com/

HangooriMusic:
http://www.hanagoorimusic.com/

KonSequenz:
http://www.konsequenz.it/

NeomediaItalia:
http://www.neomediaitalia.it

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