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lunedì 24 maggio 2010

Eimog - Scenario












Sudway Produzioni 2010

In quest'ultimo anno mi sono ritrovata ad ascoltare e apprezzare molti dischi provenienti dalla Sicilia, terra feconda e meravigliosa, mediterranea, accogliente e dura allo stesso tempo per il suo essere isola. Questa terra riesce a far vibrare diverse corde e voci, a tal proposito ho tra le mani Scenario il disco di esordio degli Eimog, il quartetto di Agrigento capace di spennellare per l'intero disco un'emozione sfilacciata che ti accarezza. In cinque anni la band composta da Rosario Cimino, Vincenzo Greco, Davide Lo Iacono e Carmelo Barcellona, è riuscita a farsi molto spazio grazie ad un raro tour internazionale e alla distribuzione in Giappone.
Nodi di tensione, equilibrismi, esplosioni, sfumature rossastre per sei tracce delicate e raffinate. Tre chitarre, basso e batteria gli ingredienti, e proprio perché il campo è post rock il suono deve essere distillato con cura, onde evitare ripetizioni e Scenario è bilanciato bene, riuscita infatti la scelta delle voci strazianti, malinconiche e viscerali del violino di Sarah Diana e del violoncello di Jascha Parisi. Che sia musica dell'anima, che sia dettata da corrieri cosmici, che sia curata fino al minimo dettaglio da risultare spontanea, ci fa pensare che questi ragazzi con il loro animo riescono a coinvolgerti.
Il disco si apre con Saved By 13, un groviglio di suoni iniziale quasi a voler far piazza pulita con il mondo esterno dischiude uno spazio elettricamente romantico. Ipnotico e aperto Until Death Do Us Part, più aggressivi, passionali e terrestri sono Jana e May Tries To Be June, mentre è Building Empires Upon This Landscape a farti amare completamente Scenario, per lo spirito religioso che la pervade, per la grazia degli elementi che abbraccia, chiude Madre, dove gli intarsi sonori sono più scarni, più scivolosi e allo stesso tempo più mediterranei.

Brani sobri e rigorosi che rivelano una grande umanità. Fanno pensare ai Radiohead o This Harmony elettrici, ma mi fermo qui con le similitudini, ascoltate senza pensare, perché non annoiano!

Francesca Grispello





mercoledì 12 maggio 2010

Carlo Bernardinello in Romantic


Autoproduzione, 2009

Attivo dalla fine degli anni '70 il batterista jazz Carlo Bernardinello ne ha fatta di esperienza, strada, tecnica, cuore e spirito di gruppo. Molti lo ricorderanno per la sua militanza nel gruppo fusion Kalliope, ma non si contano le sue collaborazioni. A distanza di un anno dal progetto Artist’s Dreams ora pubblica Romantic, dieci tracce serene, lineari e comunicative- Un disco con melodie romantiche, come da titolo, ma non zuccherose, fisico, ma non muscolare e ben suonato.

Romantic concentra una buona energia di gruppo e che vede il contributo del pianista svedese Lars Jansson che firma quattro brani: l'avvolgente Inner Room, la sognante More Human, la malinconica Resting in the shadow e Time to be alone. Due sono gli omaggi, il primo al poliedrico Gorni Kramer con Piccola Italy e il secondo a Domenico Modugno con Tu sì 'na cosa grande.
A Carlo Bernardinello piace chiamarlo ''Melodic Jazz'' quel che succede quando ci si lascia andare al sentimento di una composizione capace di arrivare ad un vasto pubblico e accattivare i meno avvezzi al genere. Suoi sono: Romantic, la sorniona Il sogno di Gioia, Luky star, e la fumosa e calda That's my job.

Non ci sono operazioni cervellotiche o macchinose, Romantic è l'elogio di una passione tenace e consapevole. Il disco si avvale della preziosa collaborazione di Wally Allifranchini sax e flauto, Alberto Mandarini tromba e flicorno, Rudy Migliardi trombone e Fabio De March contrabbasso.

Francesca Grispello






lunedì 10 maggio 2010

Alviti & Papotto Duo in Le immagini della musica


TerreSommerse, 2009


Come le fate, esseri impalpabili, terrestri, fuggevoli e affascinanti, così Le immagini della musica, il bel progetto dei meritevoli artisti Massimo Alviti e Alessandro Papotto, chitarra e clarinetto. Mi piace immaginarli sorridenti e leggeri perché tutto il peso del sognare e del seguire i movimenti dei brani, sono lasciati come dono a colui che ascolta. Spetta a noi seguire i segni, rintracciare la fonte onirica e dare corpo alle immagini che evocano.

Due musicisti impegnati felicemente su più fronti, con i loro strumenti e la loro capacità di trasmettere emozioni pure e dirette, hanno collaborato con i più grandi artisti italiani, basti ricordare che dal 1999 Alessandro Papotto, compositore e polistrumentista, è uno degli elementi del mitico Banco del Mutuo Soccorso e che Massimo Alviti, apprezzato chitarrista acustico ha dipinto le atmosfere per film, cortometraggi e opere teatrali ed è autore di quasi tutti i brani del disco. Due artisti solidi che insieme ci propongono 13 viaggi sonori e visivi e lo fanno con delicatezza.
Vibrazioni che spalancano le resistenze nervose e percorrono la spina dorsale, le gambe giocano ad tenere le variazioni del tempo, il cuore allestisce il palco per le rappresentazioni che l'energia del duo suggerisce e mescola, con estrema pace e tanto estro. Dal primo brano Forse una canzone, passando per la profonda Indiana e per Bordel 1900 omaggio dell'amato Astor Piazzolla, ci immergiamo nella malinconica brezza del Mare d'inverno, è intensa Cercando la via con il contributo al pianoforte del fido Antonio Zappulla, si chiude con Choro e ti viene voglia di riascoltare ancora il disco per osservare rapito la danza del fuoco che crepita.

Si sentono e si vedono le anime classiche, rock e jazz dei nostri, ricamare e intessere brani forti e sostenuti. Espressamente consigliato.

Francesca Grispello





giovedì 6 maggio 2010

Comunicazione il disco degli Swell99

Nagual Records/
Nomadism, 2009


Può accadere di tutto in dieci anni e alla band di Macerata gli Swell99, accade di voler "dare una scossa attraverso un sano, puro e incontaminato rock". Parole sante! Dopo vari demo ed esperienze Comunicazione è il debutto discografico degli Swell99 , l'onda dei nostri artisti cresce e si sente anche grazie all'ottima produzione di Andrea Mei (tastierista dei Gang e oggi autore per i Nomadi) e raccoglie le energie del quintetto in buona e matura forma.


Comunicazione è disco rock dove lo zampino degli anni '90, vedi Pearl Jam, Alice in Chains o Soundgarden è molto presente e forse questo è un segno di un'ulteriore bisogno di definizione per la band. Comunicare vuol dire agire insieme e il progetto è energico e quadrato, i ragazzi suonano molto bene insieme grazie anche ad una intensa attività live. Dodici brani vigorosi come Comunicazione si alternano a ballate malinconiche come Senza mete o Little Girl, curati i ritornelli e ben arrangiato.

I testi in italiano e inglese sono tutti attraversati da un sentimento scuro, il cantato è convincente e slanciato, trovando i suoi alti con i brani in inglese. Una doppia anima: post grunge e rock vecchia scuola che nelle parti italiane non ha nulla da invidiare alle band nostrane vedi Negrita o Ritmo Tribale, ma che sono già sentite e dagli Swell99 ci aspettiamo un ultimo slancio, allontanarsi da questi schemi per un suono ancora più personale. Intriganti.

Francesca Grispello




lunedì 15 marzo 2010

Clowns And Jugglers A Tribute To Syd Barrett


Octopus Records, 2009


Nell'immenso pianeta dei tributi agli artisti, bisogna stare attenti. Se qualcuno si avvicina al disco Clowns And Jugglers - A Tribute To Syd Barrett è pregato di lasciare i pregiudizi fuori, perché il disco possiede un'anima che è tutta da ascoltare. Uno dei poeti dannati del '900, anima luccicante dei primi Pink Floyd, Syd Barrett dopo aver lasciato il gruppo pubblica Barrett (1970 ), Madcap Laughs (1970) e la raccolta Opel(1993).

Da questi dischi si sono estrapolati 15 brani per 15 gruppi che rivelano sensibilità, spirito alto e lo sguardo internazionale della Octopus Records, diverse per stili, ma in comunione con la passione per il songwriter inglese, le band emergenti e non dell'indie italiano, tengono abbastanza la sfida.
Possiamo scervellarci su chi è stato il più o meno filologico nella interpretazione della poetica allucinata del Nostro, ma non è questo il punto, perché da Love Song dei Roses Kings Castels, brano che apre il disco fino alla lisergica Rats dei From Tropics With Love, che lo chiude, c'è una chiave che illumina il tutto: l'estrema plasticità dei brani che si prestano e si aprono alle interpretazioni.
Da segnalare: irresistibili i Super Elastic Bubble Plastic con la sinuosa Dominoes, i psichedelici Mesmerico ipnotizzano con No Good Trying, temerari i Gasparazzo che mettono in levare I Love You, commovente e fragile Opel dei Jennifer Gentle, gli Entrofobesse energizzano, sempre in tono acido She Took A Long Cold Look.

Progetto che merita ascolti, confronti, stravolgimenti e approfondimenti anche per coloro che possono, con questo tributo incuriosirsi alla figura di Syd Barrett.

Francesca Grispello




mercoledì 10 marzo 2010

Decò - La stanza dei colori



EmmeviMusic, 2010
I fratelli vicentini, Marco e Matteo Visonà in arte Decò, dopo il lancio del primo singolo Fantastica, pubblicano l'album di esordio La stanza dei colori e lanciano il secondo singolo Sospesi nel vento. Con la solida produzione di Stefano Florio e la partecipazione ai testi di Luca Bassanese, valido cantautore e vincitore del Premio Recanati 2004, i Decò si lanciano in un progetto dal sapore pop/rock molto radiofonico e di piacevole consumo.
L'Art Decò, dal quale il duo prende il nome, è un movimento di gusto affermatosi nella prima parte del '900, il quale predilige la ricerca di una modernità funzionale, ma al tempo stesso più elegante e persuasiva. Non è quindi un caso che troviamo testi impegnati affiancati alle melodie accattivanti interamente scritte dalla band.
Non ci sono picchi nell'evolversi delle 10 tracce, brani come Fantastica scorrono percossi da una efficace batteria e la ballata rock Sempre per sempre, cover di Francesco De Gregori è elettrizzata e delicata. I fratelli Visonà sono immersi nella musica dall'età di undici anni e dagli anni '90 calcano palchi e studi, forti di quest'esperienza nel 2005 hanno creato la propria etichetta discografica, la Emmevi Music S.r.l. dedicandosi al progetto Decò.
La stanza dei colori
si lascia ascoltare tutta, ma senza disturbare troppo l'ascoltatore e questo potrebbe essere un pregio, ma così rischiano di perdere la personalità di cui un progetto si nutre per evolversi.

Francesca Grispello






lunedì 1 marzo 2010

Pere e Cioccolato degli Elisir


OddTimes Record, 2009

Vincitori del Premio Tenco come miglior disco di esordio con Pere e cioccolato gli Elisir chiudono il 2009 con molta soddisfazione nel cuore, a giusta ragione. Dopo Il cane che fuma, demo autoprodotto del 2005 in quatto anni gli Elisir capitanati dalla siciliana Paola Donzella voce raffinata e schietta del progetto, hanno saputo realizzare un disco elegante, frizzante e intelligente.

Ispirazione dichiarata per l'atmosfera francese degli anni'30 (di cui si sente la forte impronta alla Django Reinhardt), cantautorato ironico, surreale e intelligente. Carta vincente l'equilibrio tra il gusto retrò e la contemporaneità, temi giocosi e momenti seri sono ben distribuiti con sonorità che vanno dallo swing al jazz, giri di valzer e rock, colori mediterranei e pennellate elettroniche. Braccio destro di Paola Donzella è il musicista Paolo Sportelli che ha composto e arrangiato il disco, un ospite fisso come Walter Calloni e altri grandi nomi tra cui spiccano Javier Girotto e Fabrizio Bosso.

Undici tracce lievi che sulle corde di chitarra e di contrabbasso saltellano, sui tasti di un pianoforte si immalinconiscono, sorridendo con i fiati, respirando con la fisarmonica e incitati dalle percussioni. Si parte con ilMondo storto passando per Un italiano a Parigi da capogiro, ci si delizia con Into Bebòe dopo Il valzer di Angelina si chiude con Berceuse insomniaque, rivisitazione di un brano deiParis Combo del 2001.

Il segreto ci viene svelato nel brano che dà nome al disco Pere e cioccolato: "La ricetta è molto semplice quando c'è dietro un grande chef, l'amor".

Francesca Grispello




martedì 23 febbraio 2010

Akkura Brucerò la Vucciria (con il mio piano in fiamme)


Malintenti Dischi, 2009

Tante idee e molti stimoli compongono il terzo disco degli Akkura, band di origine palermitana che con Brucerò la Vucciria che propone un progetto intelligente, ricco, corale e ben fatto. Dieci brani per dieci racconti, lo sfondo è Palermo vista da molti occhi e da tanti grandi di distanza, è possibile scindere i due "prodotti", ma se ne perderebbero le suggestioni che ne vengono fuori.
Animato da un Realismo fantastico come quello di Italo Calvino ne troviamo sin dal primo brano semi e germogli, Brucerò la Vucciria con il mio piano in fiamme, brano che richiama il Piano Rock di Jerry Lee Lewis godibilissimo e sculettante. Si continua con Vicoli vicoli, bluesaccio trascinante e ballate folk rock un po' western visti gli accenni al Messico come Kalsamex e così via, fino ad approdare a Diquembra, brano lisergico e terrestre che invoca chissà quale demone del Sud. Il disco si chiude con la ballata Sabbie immobili, dedicata a coloro che sono andati via e non saranno mai parte di un passato.
Il libro edito da Dario Flaccovio è composto da 10 racconti dove lo sfondo è sempre Palermo con le sue bellezze, i suoi problemi, i suoi misteri, la sua vita pulsante e desiderante. Sono giovani scrittori come Dario Tosini, Andrea Gullotta e l'ottima penna di Alli Traina e Davide Enia, attore e paroliere ipnotico che ha firmato il primo racconto "Funerali", e il cantautore Cesare Basile che ha firmato "Emigranti".
Qualcuno storcerà il naso pensando che sono i soliti meridionali che parlano delle solite speranze e degli stessi problemi, errore! Ci sono musicisti validissimi che hanno saputo compiere un discorso ampio e senza retorica, corale, con tanta poesia e gioia e tutto questo si sente. Non a caso Akkura in lingua sicula vuol dire "Fai attenzione".

Registrato in Brasile e prodotto da Moreno Veloso e Domenico Lancellotti, Brucerò la Vucciria è da leggere e ascoltare.

Francesca Grispello





venerdì 19 febbraio 2010

Arenaria il disco di Mario Crispi


Suono Records 2009

Ascoltare Arenaria, il nuovo disco di Mario Crispi è un dolce abbandono notturno. Il polistrumentista siciliano, noto per essere uno dei fondatori degli Agricantus, si cimenta nel secondo album solista dopo Soffi del 2000
Arenaria racconta il metodo e l'animo della ricerca dell'artista che, per registrazioni e influenze mediterranee, fonde con grazia la storia della sua terra, le esperienze dei suoi viaggi e la tecnologia.
Arenaria racconta il suono di una terra, e non è retorica, ma l'artista con una attrezzatura minima ha registrato i suoi brani in vari luoghi della trinacria, crocevia di culture.
Le Grotte della Grufa, la Tomba del Principe, il Palazzo Mineo, Alcara Li Fusi, sono solo una parte delle location che Mario Crispi coinvolge per la carica acustica e ancestrale.
Il disco si apre con Cala e sono le ore 4.12 del mattino al mercato ittico di Palermo e ci immaginiamo l'odore e i gesti che si ripetono sempre uguali nel ritmo del lavoro, della vita e della morte dei giorni e del dialetto.
Il cunto palermitano, strumenti come il duduk armeno, capace di riprodurre il canto dei carrettieri di Bagheria che scopriamo in Carrittera e non solo.

Violino, sinth, fiati, voci, percussioni, tamburi ed elettronica creano incastri ritmici che conducono l'ascoltatore in un ambiente onirico lieve e suggestivo.
Complici essenziali sono Salvatore Bonafede, Maurizio Curcio, Massimo Laguardia, Giuseppe Lomeo e un brano improvvisato con il collettivo musicale FolkLab.
13 tracce da scoprire per le sedimentazioni che l'arenaria stessa contiene.

Francesca Grispello





martedì 16 febbraio 2010

Aldiladelmare il nuovo disco di Ernesto Bassignano


RaiTrade, 2009










Ernesto Bassignano dopo circa vent'anni da La luna e i falò, ritorna ad imbracciare la sua chitarra con Aldiladelmare e ci propone il meglio della sua produzione di cantautore. Bassignano, operatore culturale, voce satirica e irriverente con Ezio Luzzi del programma satirico "Ho perso il trend" rappresenta una preziosa parte di storia della canzone italiana. E' stato uno dei protagonisti con il nome di Bassingher dello storico locale romano Folkstudio che ha visto le prime esibizioni di De Gregori, Venditti, Mimmo Locasciulli, Sergio Caputo, Grazia Di Michele, Rino Gaetano e tanti altri.

Teatro politico con Gianmaria Volontè ieri, oggi canzoni che ci restituiscono un tempo che è passato attraverso pensieri e interrogativi, irriverenza e lirica. Canzoni come Sto pensando, che apre il disco e che recita: Sto pensando da molti anni a una canzone/ Che parli ancor d'amore di guerra e di poesia/ E che sia scritta da tutti, che non sia soltanto mia".

Parole di "una gioventù che non esiste più" Nella Veranda e malinconie notturne di una canzone triste Malu, ebbrezze oniriche in Aldiladelmare, ricordi amari di un passato "a bocca aperta e pugni diritti al cielo" Nella cornice e la rabbia di Capitani Coraggiosi e la bellissima e caustica Moby Dick dove "Dai bianchi muri del rosso maggio hanno lavato la poesia".

Amara autoironia, "mi resta solo questa voce bassa" in Ultima carta, ma Acavallo di una scopala malinconia ritrova energia e forza per approdare poi al dissacranteIl Bel Paese dove c'è una rassegna di personaggi "senza pudore e pietà", lieve come una filastrocca e tagliente come solo il Bax che ascoltiamo tutti i giorni può fare.

Si allarga il cuore e la voce di Ernesto Bassignano con Sentirti dire, scivolando verso la vita sognata conLa luna e i falò. Il disco si chiude con Ultimo tango, visionario vortice di danza con ladri e carabinieri, con una donna triste e intelligente, pochi cantautori e tra questi l'amato Luigi Tenco e solo a lui è permesso un giro con la sua dama.

Canzoni, semplici e complesse canzoni figlie di parole impastate con il tempo, mature e arrangiate con delicatezza da Alberto Antinori con tanti ospiti tra cui Nando Citarella , Ambrogio Sparagna e Toni Epsosito.

Aldiladelmare, come lo stesso Bassignano afferma, è una "doverosa puntualizzazione", ma io credo che sia stata anche una grande soddisfazione.

Francesca Grispello




giovedì 28 gennaio 2010

Notturno il disco dei This Harmony

Videoradio - Raitrade, 2009
Notturno è il terzo album strumentale dei perugini This Harmony, notturno è un ambiente e un titolo così ti predispone a seguire le stelle cadenti e i brividi di un vento che ti carezza e stiamo solo ascoltando Ipnosi, brano che apre il disco. Quattro musicisti, unici nel panorama contemporaneo italiano, propongono quattro frammenti che si chiudono con un preludio.

Definiscono il loro genere "indie rock da salotto", con il loro stile colto ed minimale ci trasportano verso uno spazio onirico, sognante, romantico e intimo, essenziale nella sua composizione e generoso di impeti delicatamente travolgenti. Il successo del quartetto lascia di stucco se pensiamo alle vie dello star system facili e brevi per alcuni e lente per altri, invece questi ragazzi sono riusciti a creare un suono pieno e fresco dal sapore antico.

La malinconia del violino incalza ogni frammento, lo solleva nelle nuvole elettriche della chitarra ed è schiarito dalla delicatezza della batteria e il nostro sguardo segue il luminio delle stelle che troviamo sulla deliziosa copertina di Andrea Gutierrez.

Rock, ambient, classica si declinano in pennellate surreali, astratte come il frammento stesso ci dice e quasi violente per le sensazioni che suscitano. Si arriva a Preludio commossi dall'elettricità che un nuovo inizio sprigiona e mi serve non usare le mie parole, così riprendo una citazione del loro manifesto, tratta da Lo spirituale nell'arte di Vassily Kandinskij: "Eppure ci sarà sempre qualcosa che la parola non può rendere compiutamente e che non è il superfluo, ma l'essenziale".

Francesca Grispello




giovedì 21 gennaio 2010

Songs Unrecantable degli ErsatzMusika


Asphalt-Tango, 2009

Siamo nel pieno dell'Europa Orientale con gli ErsatzMusika, che con Songs Unrecantable, (secondo album dopo Voice Letter del 2007) propongono una miscela di folk urbano, psichedelia e avanguardia in 13 tracce ben amalgamate.
Atmosfere fumose come la voce di Irina Doubrovskaja che ricorda la Germania di Marlene Dietrich o Ute Lemper e una condensa di ironia e malinconia. Testi in inglese che passano da ballate sommesse come Song on a Gypsy Air, brano che apre il disco, dolci come Winter 19, trame ironiche come in Oy, Pterodactyl fino a tracce più up come It's the Russian Beat, quasi a voler ribadire le origini russe che a Berlino hanno trovato nuova linfa.
Un suono brillante accompagna tutto il disco, tra nostalgie come il ritmo del tango suggerisce e un futuro come il suono urbano ed elettrico afferma. L'eleganza dell'insieme suona molto bene per questo gruppo di musicisti russi emigrati in Germania che ha contribuito a rompere il "tradizionale" per immergerlo nel presente e farlo girare in modo unico.
Pubblicata dall'etichetta tedesca Asphalt-Tango, Songs Unrecantable è un disco che convince per il suo vintage del 21mo secolo.

Francesca Grispello

martedì 12 gennaio 2010

Chandra - Hic et nunc


La ricerca di un punto di vista privilegiato per osservare e farsi suggestionare da cielo e terra, questo sembra essere il manifesto artistico dei Chandra, che con il secondo disco Hic et nunc portano a definizione un campo di molto vasto di ricerca. Più che un gruppo, un collettivo di personalità artistiche volte alla costruzione di un' "arte totale", e quindi di un suono fatto di spazialità e denso di rimandi, dal rock al jazz, dalla world music all'elettronica.

Hic et nunc è un instante e nello stesso tempo la vertigine dell'eternità che è flusso di parole, suoni e coscienze ed è allo stesso tempo un altro luogo dove la musica non ha etichette. Una visione articolata e lisergica alla Aldous Huxley per un ascolto godibile e stimolante dove l'uso di strumenti come il didjeridoo, il berimbau, le tabla e il flauto traverso si amalgamano e fanno da trama a visioni ispirate ed ermetiche.

I Chandra confezionano un album intelligente che rimanda sia ai misteri dell'India, ai suoi incensi e alle sue meditazioni che alle atmosfere più buie alla Syd Barrett, Elton Dean e Richard Wright che sono citati a manifesto nel disco, non solo c'è il pittore Gustav Klimt ad ispirare la pioggia d'oro tra le gambe di Danae, brano che nasce con un didjeridoo per arrivare a passaggi di testimoni emozionanti. Una mistura di atmosfere in bilico tra un teatro di corpo e parola (Floating tumbler) e psichedelia che conduce ad atmosfere etno jazz che rendono l'ascolto molto corposo.

Non a caso la collaborazione con il performer Roberto Freak Antoni e con Marilia Cunha, acrobata e trapezista nei loro spettacoli, sottolinea il carattere interdisciplinare del collettivo alchemico. Brani luminosi e fluidi, esperienze dilatate e una ottima sinergia mi fanno dire che i Chandra sono una band che non passerà inascoltata.

Francesca Grispello

sabato 12 dicembre 2009

Dear Violence

EastRodeo
Trovarobato, 2009

Poesia
come ansia e delirio, ne sanno qualcosa i poeti maledetti, i filosofi e anche gli East Rodeo che ascoltiamo nel loro ultimo lavoro Dear Violence. Violenza individuata e non dominata, ma vibrata su corde, espressa con loop e percossa con un linguaggio disturbante, al primo ascolto. Ed ecco che la cara violenza sembra un induzione all'ascolto, una provocazione che il mastro di suoni compie verso colui che cerca di seguire un nesso che è fuori dall'esplicito, anche se lo ammicca.
Gli East Rodeo dopo Kolo (del 2004) ritornano con otto tracce crude e dense di spazi elettronici che esplodono in deliri algebrici jazz e rock e tutta la teatralità della sperimentazione. Due contro due, i fratelli croati Alen e Nenad Sinkauz e gli italiani Federico Scettri e Alfonso Santimone capaci di far incontrare improvvisazione e scrittura di una battaglia fatta di sensazioni al limite, melodiosi ritmi, derive psichedeliche ed energia muscolare in bit.
Se pensiamo alla parola violenza, balza l'immagine di colui che usa o agisce con forza e ben si rappresenta allora il quartetto che usa ogni mezzo per dialogare e rispondere alle suggestioni che sono suggerite dall'ispirazione del momento. Soldato Nato, Medezhijia e Ultima Volta Che Il Pesce Abbocca fanno il verso alle più aperte Transirania, Same Step e Clown e al limite del sognante e le ipnotiche Puz e For My Mouse. Attendiamo le prossime maturazioni del gruppo.

Francesca Grispello



mercoledì 2 dicembre 2009

Mandilli



Vittorio De Scalzi
Aereostella, 2009


Ci sono dei dischi che diventano più belli ascolto dopo ascolto, ed è a questi dischi che ti affezioni per ciò che sanno esprimere nel tempo e nello spazio per lo stupore che accompagnano. Accade la magia con Mandilli, ovvero fazzoletti in genovese, l'ultimo disco di Vittorio De Scalzi che al primo ascolto non può non condurre a Creuza de ma, il capolavoro di Fabrizio De André di cui è figlio.
Il genovese, come tutti i dialetti, è musica che ti chiede apertura verso un altro da te che devi accogliere per godere della bellezza che possiede. Il porto, un uomo con una geografia alle spalle e un mare aperto davanti, il viaggio e i suoi compagni, i ricordi con le emozioni che affiorano ed è brezza, non solo marina, ma musica che viene da lontano e che nasce dal cuore. Si parte dalla Liguria e si arriva ad Oriente passando per il Mediterraneo, c'è ispirazione è interpretazione del coinvolgimento e della suggestione di un viaggio interiore alla scoperta di una totalità che si compone di pezzi, di fazzoletti in questo caso, e di storie che vengono fatte vibrare.
Elegante per le corde che è capace di suonare dal violino al violoncello, dalla chitarra al basso, danzante, malinconico ed elettrico come l'onda del mare baciata dal vento, che prende e che porta. C'è tanto mare in Mandilli, non solo nei testi e nelle suggestioni che è capace di sostenere l'elemento, ma anche nel come è stato registrato l'album, in presa diretta in uno stabilimento balneare di fronte a un bel mare invernale.
Con Mauro Pagani in Vincenso, brano di apertura, con i Canterini della Vecchia Sturla in Gente di Liguria e con la Circled Blue Balcan Ensemble in Stagiuin confermano la vena produttiva di uno dei più importanti artisti italiani, che con la sua esperienza ha visto le stagioni cambiare.
Francesca Grispello






sabato 28 novembre 2009

Estremo Occidente


Vittorio Nocenzi

Aereostella, 2009


Come nella migliore tradizione di una filosofia antica, il pensiero e l'azione sono collegate al cuore che in un solo ed unico gesto divengono parte del tutto. Vittorio Nocenzi profondo artista, pianista e compositore che conosciamo bene con il Banco De Mutuo Soccorso, band di estrema grazia ci regala, un altro lavoro solista che è un sogno ad occhi aperti.

Estremo Occidente
è prezioso perché misterioso e denso di quell'ineffabilità che spesso manca. Il peso dell'anima diviene poesia con la complicità di un pianoforte per 9 composizioni ispirate ai 9 esagrammi de I'Ching' testo esoterico sulla saggezza del mutare.

A conferma che questo lavoro è un respiro pieno e devoto dell'anima con lo strumento, scrive Guido Zingari nelle note di presentazione: anche le registrazioni hanno ricercato la stessa incidentalità, ricorrendo a soli tre take di ripresa sonora per ogni brano, secondo un criterio di istant-composition (per Wu Wuang - L’inaspettato un solo take).

Il caso e l'intuizione, l'antico, la meditazione e il coraggio sono condotte al nostro orecchio con temi contemporanei con uno sguardo al jazz e uno al classico e il mistero delle sette note sono un arabesco luminoso. Non ci sono virtuosismi o complesse architetture, ma una voce di pianoforte accarezzata e cantata, ci sono gli scricchiolii e i suoni dell'ambiente e i titoli sui quali meditare, c'è la complessità della leggerezza e la semplicità che solo l'esperienza e la serenità della ricerca sanno donare.

Non solo una istant-composition come scelta stilistica, ma un uso raro del pedale che ci permette di ascoltare il pianoforte dal di dentro.
Un disco unico, da ascoltare in cuffia!

Francesca Grispello


Recensione apparsa su:

venerdì 20 novembre 2009

La Società dello Spettacolo di Luca Bassanese


Buenaonda, 2008

Critica e poesia, arte e costruzione di emozioni, amore e interpretazione, tutto questo oggi sembra un evento raro, ma Luca Bassanese assieme a Stefano Florio rilancia e con La Società dello spettacolo, ci dona un lavoro di cantautorato fresco, intelligente e caleidoscopico.
Basterebbe il titolo, ispirato ad uno dei testi più importanti del '900 di Guy Debord, per comprendere che Bassanese non scherza con la migliore tradizione teatro-canzone, ma la plasma con un tocco leggero e grave
Dodici tracce per quattro capitoli introdotti e recitati dall'attore Vittorino Curci, che mettono in rilievo le molteplici sfumature del folk e le varie estensioni vocali (baritono tenore e contralto) di Luca che coinvolgono per il grado di fisicità che trasmettono.

Accompagnato e sostenuto da una effervescente orchestra, Luca Bassanese porta azione e mette in musica la scena stessa e tutta l'arte della rappresentazione e delle tentazioni umane, che vanno dall'amore alla morte, passando dalla santità alle onde del mare.
Il canto si intreccia agli strumenti e si compie in parola e in poesia con ironia e equilibrio, non è un disco facile per quanto godibile perchè tutti i semi di questa società, e vedi il trash, il vuoto del tubo catodico, l'amore consumato e così via sono affrontati con il bisogno primitivo del contatto umano e della memoria.
Preziosa in questo senso Guernica, dedicata al drammatico bombardamento della cittadina basca fiabesca e passionale.
Da leggere e da ascoltare nell'attesa del suo nuovo album Il Futuro del Mondo previsto nel 2010.

Francesca Grispello

mercoledì 4 novembre 2009

La Quarta Dimensione di Luca Olivieri

Magica e calda come l'atmosfera che si crea davanti ad un carillon, quelle scatole dolci e surreali ci conducono un un altro tempo e in un'altra dimensione: ascoltando La Quarta Dimensione, l'album del musicista e compositore Luca Olivieri, si ha la stessa sensazione.
Angelina, Chrome e Lontana presenza ci aprono questo mondo, l'orecchio si presta e si chiudono gli occhi per farsi suggestionare da ciò che arriva, evocativa in questo senso la conchiglia sulla copertina del disco, c'è il mare con i suoi flutti mediterranei e il vento elettronico che ci accompagnano sui passi di un tango circense con il suadente Il sogno di Napo e la malinconica Attesa.
C'è Un mondo segreto di tensione e di elevazione e dei Fantasmi burleschi che sorridono alle ballate di Fabrizio De André e c'è un Baricentro morale che possiede l'energia e la rabbia di un violoncello che diviene voce.
Alibi e la ripresa di Angelina, le Ali del tempo e Ricordi continuano ad effondere la delicatezza di questo lavoro strumentale, spaziale, solido e colorato.
Luca Olivieri, attivissimo musicista e collaboratore del gruppo YoYoMundi, con questo interessante lavoro ci proietta in un intrigante affresco, verso una tensione compositiva che indica le emozioni e le lascia dipingere all'ascoltatore.
Doveroso citare gli ottimi musicisti che completano e rendono unico un delizioso disco.
Mario Arcari ai fiati, Diego Pangolino alle percussioni, Roberto lazzarino e Fabrizio Barale alla chitarra elettrica, Fabio Martino alla fisarmonica, Giovanna Vivaldi al violoncello e Andrea Cavalleri al basso.


Luca Olivieri
La quarta dimensione

AG Prod/2008

Tracklist
:

Angelina
Chrome
Lontana presenza
Il sogno di Napo
L'Attesa
Un mondo segreto
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Baricentro morale
Alibi
Angelina (reprise)
Le ali del tempo
Ricordo


Francesca Grispello

martedì 20 ottobre 2009

La Meraviglia dei Malanova


Malanova
Non Iabbu e non maravigghia
Radicimusic Records
2008


Siamo inondati da progetti e filosofie di recupero verso una tradizione strumentale e orale che troppo spesso è fatta in malo modo e che rischia di assumere toni stucchevoli e retorici.
Poi ascolti i Malanova e ti viene la voglia di credere che l'amore verso una cultura esiste e sa essere interpretato in modo rispettoso e con estrema perizia.
L'ultimo lavoro Non Iabbu e non maravigghia contiene 13 brani che manifestano una padronanza degli strumenti capaci di dialogare con leggerezza e dalla melodia ben condotta e sostenuta dalle voci.

Si raccontano storie di meraviglia, di povertà, d'amore carnale, di leggerezza, di terra e di sogni, si danza con grazia tra le tante espressioni dei diversi strumenti che si destreggiano con naturalezza in un percorso, complesso, che i Malanova percorrono tra le suggestioni di una Sicilia, terra meravigliosa, e strade moderne ben articolate e ispirate.
Il dialetto come in ogni luogo della nostra lunga Italia è diverso e peculiare e i Malanova si esprimono in una lingua che ha origine dalla Valle della Mela nel messinese. Una menzione speciale al libretto, con traduzione dei testi, contenente suggestive opere pittoriche di Gianluigi Serravalli.
Degnissimi di rappresentare le più alte cime di un etno-folk curato e raffinato, sussurrato, profondo e corale.

Non Iabbu e non maravigghia
è il terzo disco per i Malanova, dopo Cazzulatùmmula (2002) e Chinnicchinnàcchi (live del 2003),
Vale la pena di elencarli tutti e di citarli per bene questi bravi musicisti: Saba per voce e tamburello, Peppe Burrascano per voci, djembè, tamburi, darbuka, caccamèlla e percussioni, Giovanni Ragno per flauti etnici, friscalètti siciliani, ciaramèlla e clarinetto, Nunziatina Mannino per il flauto traverso e flauto dolce, Stefano Bonny Bonanno per i bassi acustici, Gabriella Kenya Fugazzotto al violino, Nino Cannistrà alla fisarmonica, Davide Campagna ai tamburi a cornice e percussioni, Pietro Mendolia per voce, chitarre acustiche, bouzouky, laùd, chitarra battente e tanti, veramente tanti altri ospiti.

Francesca Grispello


lunedì 12 ottobre 2009

L'albero dei Bradipi dei SurSumCorda

Circense, ovvero malinconia e ironia, amarezza e leggerezza, funambolica ed elementare, circense è una buona parola per evocare l'atmosfera de L'albero dei Bradipi, album dei SurSumCorda.
Uscito nel 2004 e ripubblicato nel 2008 l'album di esordio del gruppo ti rimane dentro per una delicata mistura di parole e musica capaci di essere difficilmente incasellati in un genere. L'ensemble de In alto i cuori ( SurSumCorda in latino ) produce atmosfere piene di grazia, con scherzi jazz e pindarismi classici, voci di bambini e un suono acustico pulito e denso con ospiti capaci di essere un corpo solo, anzi un albero solo con molteplici fiori e frutti, di foglie larghe e di radici accoglienti dove il sole accarezza la musica del vento.
Maturi e accurati negli arrangiamenti e nella ricerca linguistica i Sursumcorda sono: Giampiero "Nero" Sanzari è l'autore dei testi e di parte delle composizioni ed è chitarra classica, basso; mentre alla chitarra classica mandolino, flauti a becco, salterio e controcanti troviamo Piero "Cirano" Bruni; Francesco Saverio Gliozzi è violoncello e archi; Claudia Verdelocco è oboe, corno inglese e slide flute.
Amare questo lavoro è naturale: Parte,/ dal cuore,/ quel buonumore,/ che mi protende avanti/ ad osservare/ passare sotto/ la mia lentezza/ gente che corre
ad inseguir la brezza.
Una menzione alla Passion Records va fatta per la distribuzione oltreoceano di un disco che ha forti radici con la migliore tradizione cantautoriale italiana di fine chiave classica e popolare, che con uno sguardo al Mediterraneo e alla contemporaneità, rende L'albero dei Bradipi il migliore rappresentante dell'Italia all'estero.
Perché le speranze no.../non si abbandonano/ mai

Francesca Grispello


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