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venerdì 27 marzo 2015

Versus Festival: filmare il viaggio!

Sabato 28 marzo parte il bando di concorso per i documentari di viaggio, protagonisti della rassegna che si terrà dal 26 al 31 maggio a San Salvatore Telesino. Sulle tracce di Sant'Anselmo d'Aosta, un’iniziativa 'on the road' tra immagini, cultura e territorio




Comune di San Salvatore Telesino
con il contributo del Gal Titerno 
e l’organizzazione a cura di
Tabula Rasa Eventi


VERSUS FESTIVAL: FILMARE IL VIAGGIO
San Salvatore Telesino (BN)
26-31 maggio 2015




Il mio viaggio in qualche modo possa favorire la libertà
(Sant’Anselmo D’Aosta)




Sant’Anselmo D’Aosta (1033-1109) nel 1097 viaggiò da Canterbury verso Roma per poi raggiungere il Sud dell’Italia: lasciò infatti la città inglese a causa dei forti contrasti con il re d’Inghilterra cercando sostegno da parte del Papa. Il suo soggiorno presso l’Abbaziale normanna di San Salvatore Telesino è confermato da diversi storici che sostengono la tesi della sua permanenza nelle dipendenze del monastero sansalvatorese, luogo favorevole da un punto di vista sia climatico che culturale. In omaggio al suo percorso e ai numerosi stimoli culturali, spirituali e artistici che tale figura suscita ancora oggi, il Comune di San Salvatore Telesino e Tabula Rasa Eventi, con la direzione artistica di Armin Viglione, hanno ideato Versus Festival: una rassegna dedicata al documentario di viaggio, che si terrà a San Salvatore Telesino (BN) a fine maggio.


Un'occasione imperdibile di incontri al crocevia di arti, esperienze e culture, aperta dal lancio del bando di concorso per cineasti sia emergenti che affermati, incentrato sul documentario di viaggio e su tre categorie specifiche: Viaggio Doc (Documentario di viaggio), Corto in classe (riservato alle scuole), Routes (Corto rurale). Si richiederà la presentazione di opere innovative nella forma e nel contenuto; l’aderenza al tema del viaggio inteso come metafora spirituale e percorso fisico; la valorizzazione del territorio attraverso il cortometraggio tematico che sappia filmare in modo efficace e “veloce” il patrimonio paesaggistico e culturale locale. La selezione avverrà a giudizio insindacabile della giuria che provvederà a visionare le opere che verranno proiettate durante il Festival; a stessa giuria, nel mese di maggio, indicherà i vincitori delle sezioni e delle menzioni speciali, che saranno premiati durante la giornata conclusiva di Versus, il 31 maggio 2015.


Come scrive nelle note di presentazione il direttore artistico Armin Viglione, il titolo racchiude in sè l'idea-forza del progetto: «"Versus" ossia "contro", dunque opposizione ma anche "versus" come "orientamento", in direzione di qualcuno o qualcosa, misteriosa compresenza "scontro/incontro", di contatto che procede nel dubbio, nella difformità, nel dissenso non di rado conflittuale, ma che cerca al contempo la scoperta dell'altro e dell'altrove. Ed allora "versus" diviene un abbraccio nel quale si conosce e si viene ri-conosciuti, nella percezione dell'alterità ed al contempo della comunanza, viaggio alla volta di quella "coniuctio oppositorum" che richiede inderogabilmente di essere percorso con coraggio, esperito nei labirinti del differente e del molteplice, soprattutto fino in fondo vissuto».


Versus Festival sarà dunque un momento di incontro, confronto e scoperta sul territorio: il programma – in corso di definizione – conterrà happening musicali ed editoriali, proiezioni cinematografiche di grandi autori fuori concorso, degustazioni, laboratori e percorsi storico-turistici nei luoghi del Festival, in omaggio al valore cardine del progetto, la multidisciplinarietà. 

Il Progetto è realizzato con il contributo del PSR Campania 2007/2013, Asse IV – Approccio LEADER Misura 41 – Sottomisura 413 del PSL Titerno, Misura 313.




Informazioni per bando: 




Versus Festival: 


Tabula Rasa Eventi: 


Synpress44 Ufficio Stampa: 

domenica 9 settembre 2012

La favola pitagorica


di Giorgio Manganelli
Adelphi Edizioni, 2006



Girovagare a Firenze con i primi tepori primaverili è un piacere raro. Firenze è una città affascinante per il grado quasi insopportabile di forme armoniche e, allo stesso tempo brutale per il quantitativo di turisti in batteria.
Detesto i turisti e dove ci sono loro io giro altrove, e in una di queste mie fughe non troppo distante dal celebre Caffè Paszkowski in Piazza della Repubblica fuggo nella nutrita libreria Edison, complice del mio incontro con Giorgio Manganelli e del suo La favola pitagorica. Una raccolta di articoli sul viaggio in alcune città italiane che apparvero su varie testate fra il 1971 e il 1989, con un saggio di Andrea Cortellessa Geometria e sopravvivenza. 
Come mio solito apro e leggo le prime righe: "Ogni viaggio è il più bel viaggio del mondo. Non fanno il viaggio né la lunghezza né la durata, né le così dette meraviglie, i capolavori che ci può accadere di vedere. Il viaggio è fatto in primo luogo da se stesso". Cosa mi doveva capitare, un libro sul viaggio - Firenze inclusa - nel solco di quella tradizione che comprende quella letteratura che scopre e svela un'Italia che non ho conosciuto, ma di cui ho nostaligia. Quell'Italia che traspare nella genuinità di Mario Soldati e nella posatezza di Guido Piovene. 
L'Emilia con una cattedrale che parla, il lager delle squisitezze di Firenze, la divertente e dubbia esistenza di Ascoli Piceno, il secolare  Abruzzo e il pitagorico meridione - da Baia a Pozzuoli, da Torre Annunziata a Crotone fino ad Elea, a Melfi e Sibari.
Nè La favola pitagorica non ci sono manie da turista, ma una osservazione del mondo intelligente e meravigliata, dove la conoscenza dell'altro da sé diventa materia di riflessione piena, e il piacere della scrittura confeziona un altrettanto piacere, il mio.
Giorgio Manganelli ascolta il luogo dando la voce alla terra, interrogandone le porzioni oscure e connettendo linee immaginarie ed emozioni a quelle del lettore. Al nostro piace viaggiare -  un viaggiare poco programmato sia chiaro -  ascoltare, farsi raccontare e scriverne:  "A proposito di viaggi, avevo formulato l'ipotesi di un nuovo genere letterario, che io chiamerei critica geografica o geocritica, e che consisterebbe, per l'appunto, nel trattare un luogo alla stessa maniera coi cui trattiamo sostanzialmente un libro. Cioè come sistema di stimoli che agisce su di noi, e che noi possiamo, nel caso di visita frettolosa recensire, nel caso di un soggiorno più paziente ricostruire con una critica vera e propria". 
La favola pitagorica è un volumetto che da solo può ricalibrare le lancette di una vita troppo spesso vissuta e viaggiata a nostra insaputa. 

Francesca Grispello

domenica 26 aprile 2009

IL contrario di uno di Erri De Luca, Feltrinelli Editore



Inizia tutto con una sorta di resistenza, il guardare colui che ti insegue, la vergogna di un atto tanto umano come quello della fuga. Quest'uomo no, si vergogna.
Siamo nella fine degli anni 60, una febbre contagiosa, un fiorire collettivo. Come se un contadino avesse seminato proprio in quel periodo lì una specie di grano.
Di due gambe è fatto il corpo, due mani, braccia, occhi, orecchie e di due battiti è fatto il ritmo del cuore, siamo nati da un due e lo dimentichiamo.
Partorito da un ventre pieno senza lasciarlo vuoto.
Quest'uomo nato è un fantasma, non fa chiasso, al massimo reagisce.
Il contrario di uno di Erri De Luca è un testo denso di vita declinata in politica, lavoro, amore, sudore... è questo uno incontra il senso del due, senza riuscirne a saldare il nodo che è fatto per essere sciolto, un giorno.
Uno, numero sì, ma altro da se. Solitudine doppiata con un linguaggio denso di poetica, lo sguardo che ci conduce di rigo in rigo è respiro elementale.
Non tutti sanno che esiste un osso per salire e un altro osso per scendere.
Non tutti sanno come e quanto la superficie ruvida dei monti ti accoglie e che in un bosco ti devi far riconoscere per uscirne indenne. Tutto dipende dalla qualità del passo e della tua storia. Erri De Luca traduce in parole il colore di una tempera e la luce che serve per imprimere su pellicola ciò che è il contrario di uno. Deliberatamente e senza intermediazioni ci fa commuovere e ci fa arrabbiare, compiendo alla perfezione, nella sua solitudine di scrittore, tutti i fili di una memoria traditrice che si attacca al lettore. Ci porta a termine lasciandoci sospesi con l'anima gonfia e i nervi sensibili all'aria che tira.
Francesca Grispello

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