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sabato 26 febbraio 2011

Ritmu Novu dei Zona Briganti

Volta la Carta, 2010


C'è molto fermento nel mondo folk, mai come ora c'è davvero di tutto: gruppi, per lo più emuli, che cavalcando la moda salentina, campana o sicula, non hanno davvero detto nulla.  Chi possiede un po' di cuore e un minimo di orecchio subito si accorge della differenza, si sente subito l'onestà di un progetto.

Questo cappello nasce dal mio ultimo ascolto Ritmu Novu il disco dei Zona Briganti, band originaria di Rogliano in provincia di Cosenza. Un disco genuino ed è proprio per questo che stanno raccogliendo soddisfazioni e conferme.
La contaminazione, l'incontro e un pizzico di fortuna sono gli ingredienti di essenziali per l'edificazione del dire e del fare. Non accetto l'idea di appropriarsi di una tradizione per un tornaconto egocentrico, ma abbraccio coloro che rilanciano e valorizzano la bellezza e la conoscenza.

Forti dello slancio dato dalla vittoria del Radici Etno Contest nel 2009 e con due dischi all'attivo, il progetto Ritmo Novu trae forza dalla tradizione calabrese: testi, canti, tradizioni o leggende sono dolcemente amalgamati con l'elettronica. Brani come la titletrak, Re Niliu e Gigarantaru ne sono l'esempio, premia anche la semplicità di Pedi e' Poeta. Sentito e vivace l'omaggio a Domenico Modugno con il brano Malarazza, che oggi famosa grazie a varie rielaborazioni come quella di Roy Paci o Carmen Consoli, di Ginevra Di Marco o la struggente versione de I Zezi.
Attivissimi dal vivo e accolti nelle selezioni per le audizioni live di Musicultura 2011, la band farà parlare ancora molto di sé. I musicisti si amalgamano bene, il tamburello e la chitarra battente prendono il cuore e le gambe, ma ci sono ancora limature da compiere e personalità da conquistare. Peccato per la resa del booklet con i preziosi testi difficili da leggere. Il solco è tracciato.

Francesca Grispello



Info:

martedì 15 giugno 2010

Festival Internazionale dell’Oralità Popolare



Il 18, 19 e 20 Giugno 2010, nel centro storico della città di Torino, torna il Festival Internazionale dell’Oralità Popolare, interamente dedicato alla trasmissione dei saperi.
Op è al centro di una rivoluzione: la società dei consumi in cui oggi viviamo, ci spinge verso un’idea superficiale dell’incontro, che non permette nessun riconoscimento fra le diverse comunità culturali. Sentiamo quindi la necessità dell’ascolto e della condivisione come atto culturale.

La Rete Italiana di Cultura Popolare è il luogo dove potersi interrogare sull’esistenza di un nesso tra i nuovi media (sms, chat, social network ecc…) e la rinascita delle nuove-antiche ritualità locali. Esiste un’oralità di ritorno che si sta diffondendo velocemente verso un dialogo intergenerazionale.

Il soffione o dente di leone, che abbiamo scelto come immagine di questo 2010 rappresenta, con i suoi molti semi, tutti gli incontri, i laboratori, le 'Cattedre Ambulanti', vere e proprie lezioni in piazza con i Maestri della Tradizione Orale, e le persone che incontreremo, che anche inconsapevolmente sono depositarie di storie e arti che rischiano di scomparire con loro, ma anche giovani e giovanissimi che in qualche modo stanno lavorando per riprendere antiche tradizioni, reinterpretandole.
Vorremmo soffiare su tutti questi semi, ascoltandoli, per veicolare il loro viaggio, lasciarli in dono ai partecipanti, affinché queste conoscenze siano rimesse in circolazione.

Op aprirà la stagione di questa “carovana dei saperi” che da qui salperà, come una nave, per il grande viaggio alla ricerca dei “Testimoni della Cultura Popolare” in tutta la penisola italiana, da nord a sud e ritorno…

Aderiscono:
Rete Ecomusei Piemonte, l’Istituto di Cultura Santo Lucio de Combo Scuro, Vinicio Ongini, l’Istituto Ernesto de Martino, Darwin Pastorin, Christian Bromberger, Davide Zoletto, Paolo Rumiz, Paolo Dario, Arturo Baroncelli, Paolo Apolito, Gianluigi Bravo, Pietro Clemente…

e inoltre...
Francesco Guccini, Cantori itinerati dalle Province d’Italia, laboratori e incontri con le comunità migranti, i Testimoni della Cultura Popolare, Berta Bassi, Lino Vaschetti, dialoghi culinari, Mamuthones e Issohadores di Mamoiada, laboratorio di aquiloni, Iter, torneo di calcio balilla, videoproiezioni, interviste a km0, Fausto Amodei, l’Accademia delle Tradizioni Enogastronomiche del Piemonte, il Coro delle Mondine, Don Piero Gallo, il Pastore Giorgio Tourn, i poeti a braccio grossetani…

martedì 20 ottobre 2009

La Meraviglia dei Malanova


Malanova
Non Iabbu e non maravigghia
Radicimusic Records
2008


Siamo inondati da progetti e filosofie di recupero verso una tradizione strumentale e orale che troppo spesso è fatta in malo modo e che rischia di assumere toni stucchevoli e retorici.
Poi ascolti i Malanova e ti viene la voglia di credere che l'amore verso una cultura esiste e sa essere interpretato in modo rispettoso e con estrema perizia.
L'ultimo lavoro Non Iabbu e non maravigghia contiene 13 brani che manifestano una padronanza degli strumenti capaci di dialogare con leggerezza e dalla melodia ben condotta e sostenuta dalle voci.

Si raccontano storie di meraviglia, di povertà, d'amore carnale, di leggerezza, di terra e di sogni, si danza con grazia tra le tante espressioni dei diversi strumenti che si destreggiano con naturalezza in un percorso, complesso, che i Malanova percorrono tra le suggestioni di una Sicilia, terra meravigliosa, e strade moderne ben articolate e ispirate.
Il dialetto come in ogni luogo della nostra lunga Italia è diverso e peculiare e i Malanova si esprimono in una lingua che ha origine dalla Valle della Mela nel messinese. Una menzione speciale al libretto, con traduzione dei testi, contenente suggestive opere pittoriche di Gianluigi Serravalli.
Degnissimi di rappresentare le più alte cime di un etno-folk curato e raffinato, sussurrato, profondo e corale.

Non Iabbu e non maravigghia
è il terzo disco per i Malanova, dopo Cazzulatùmmula (2002) e Chinnicchinnàcchi (live del 2003),
Vale la pena di elencarli tutti e di citarli per bene questi bravi musicisti: Saba per voce e tamburello, Peppe Burrascano per voci, djembè, tamburi, darbuka, caccamèlla e percussioni, Giovanni Ragno per flauti etnici, friscalètti siciliani, ciaramèlla e clarinetto, Nunziatina Mannino per il flauto traverso e flauto dolce, Stefano Bonny Bonanno per i bassi acustici, Gabriella Kenya Fugazzotto al violino, Nino Cannistrà alla fisarmonica, Davide Campagna ai tamburi a cornice e percussioni, Pietro Mendolia per voce, chitarre acustiche, bouzouky, laùd, chitarra battente e tanti, veramente tanti altri ospiti.

Francesca Grispello


lunedì 2 marzo 2009

Canti, poeti, Pupi e Tarante Incontri con i Testimoni della cultura popolare di Valter Giuliano




A cosa ci fa pensare la parola geografia? E la parola terra? La prima ci fa pensare ai punti cardinali, all'orientamento, ai confini, ma anche al viaggio e alla scoperta. Terra invece oltre ad essere globo, nutrimento di alberi e piante è anche storia e appartenenza, punto di partenza di luoghi e persone. Geografia e terra sono le parole che possano riassumere il lavoro del giornalista e storico dell'ambiente Valter Giuliano per la Collana Archivio Tradizioni Musicali/Testimoni di Squilibri Editore.

Sono i testimoni stessi che ci raccontano il proprio vissuto e il proprio vivere, sono fedeli alla terra senza perdere la dimensione dell'attualità in cui vivono. Sono testimoni commoventi quelli che leggiamo e che ascoltiamo, perchè quel sapere che si ostinano a tramandare e difendere, è passione innata.

Da nord a sud Giuliano, ci presenta i luoghi, le sue scarpe consumate e questi signori: Amerigo Vigliermo con il coro Bajolese, Antonio Adriano e il Gruppo Spontaneo di Magliano Alfieri, i poeti del canto a braccio in ottava rima della provincia di Rieti come Virginio Di Carmine, ispirati dai poemi cavallereschi che sono strumento di gioco canzonatorio del presente; queste stesse gesta animano i pupi di Tano Grasso fiero, sincero appassionato del suo duro lavoro artigianato. Si risale incontrando gli occhi vispi di Uccio Aloisi e famiglia, fino ad arrivare ai Cantori di Carpino ora applauditi e intervistati in tutto il mondo, se si pensa che un tempo intervenivano i carabinieri a sedare gli schiamazzi. Con foto e cd, con testi e traduzioni dei brani musicali questo testo è un lavoro scientifico di buona qualità e grande suggestione.

Questi uomini sono paragonati a biblioteche viventi, l'Unesco li ha definiti "Patrimonio immateriale dell'umanità" invitando le comunità stesse a proteggere «le pratiche, le rappresentazioni, le conoscenze e i saperi» tramandati di generazione in generazione. E' sempre scomodo parlare di tradizione perchè si rischia di avere un atteggiamento museale e "muffoso", ma questo libro corale apre le finestre e odore di museo non se ne sente. Queste sentinelle della resistenza ci hanno dato il loro lavoro e ci mostrano come la modernità sia tale solo se comprende il valore della sua cultura. E’ così che si rende grande un paese, è retorico, ma sacrosanto!
La penna di Valter Giuliano è intinta nella terra, il cuore è guidato dalla geografia che esprime con passi commoventi e di profonda critica. L'attualità che emerge nel suo sguardo è profonda ed è lo sguardo che egli rivolge verso quest'Italia lunga e ricca di uomini, colori, sapori, canzoni e di un modo di essere insieme che abbiamo dimenticato.

Buona Lettura.

Francesca Grispello

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