giovedì 31 dicembre 2009

Suicidi d'autore di Antonio Castronuovo


Stampa Alternativa
Collana Fiabesca, 2003

Si può raccontare la vita anche per mezzo della morte, soprattutto se questa vita si è interrotta con un suicidio.
Il suicidio è un punto di osservazione e di riflessione per lo scorrere dell'esistenza di un individuo, ma se questo è un grande artista, uno scrittore o un genio, il suicidio suggella il senso di quest'esistenza con un carico vertiginoso.
Antonio Castronuovo, prolifico e sagace scrittore, ci racconta quindici storie di grandi uomini e donne, persone che ci fanno vibrare e riflettere con la loro opera, che hanno terminato la loro esistenza nel "Levar la mano su di sé" come il filosofo Jean Améry suggerisce.
L'autore lungi dal fare un'apologia del suicidio, ne racconta con febbrile e fertile amore, la vita.
In Suicidi d'autore scoprirete e ritroverete Sylvia Plath, Unica Zürn, Marina Cvetaeva, Walter Benjamin, Alfred Jarry, Angelo Fortunato Formìggini e tanti altri artisti che hanno impresso di senso la loro vita e per motivi diversi hanno scelto come terminarla. Non ci sono psicologie da quattro soldi a motivarne il gesto, c'è in questo lavoro l'elogio della vita e dell'opera.
Folli o sconsiderati, disperati o umani che siano, i soggetti ritratti da Castronuovo sono densi di riferimenti geografici e culturali, rilanciando la vita e la bellezza senza nascondere vizi e virtù, un libro da consigliare e consultare.
Per conoscere e pensare.
Francesca Grispello

mercoledì 23 dicembre 2009

Le peripezie dell'ironia di Tommaso Russo Cardona


Meltemi Express, 2009

Scrive Paul Valery nei Quaderni: "Il mio umore abbastanza inflessibile nondimeno si allenta, e si lascia conquistare da svariate parole che, per quanto imprecise ed inesauribili, mi affascinano sino a darmi l’illusione di una ricchezza e di una profondità così preziose che mi guardo bene dal respingerne l’incantesimo".

Questa citazione sembra descrivere la passione e l'impegno di Tommaso Russo Cardona, autore de Le peripezie dell'ironia, un testo complesso e affascinante per le suggestioni che propone. Il testo analizza l'ironia, ovvero quel sistema che è capace di sostenere il linguaggio e le relazioni che intessiamo con un plus di significato, gettando luce sulle intenzioni, sul tessuto del vissuto, sulla situazione dell'enunciato, sui desideri e su molto altro. Una facoltà tutta umana di relazione, di menzogna e di conoscenza dalla filosofia al teatro, dalla politica al privato, l'ironia è un'altra voce che svela una presenza, un carattere, un contesto sociale e un tempo.

Di capitolo in capitolo l'autore, prematuramente scomparso, affronta le immense sfaccettature di una parola potente, capace di rovesciare e descrivere un senso, un fatto, una storia, un momento qualunque - conscio e inconscio - della nostra vita. Tutto il bagaglio simbolico viene affrontato con coraggio e l'ironia appare, eccolo lo strumento di conoscenza e condivisione che connota l'uomo come singolo e nel contempo all'interno della comunità.

Se non esiste parola senza lingua, ne Le peripezie dell'ironia troviamo un uomo con il suo bagaglio di senso in un complesso di valori estetici, linguistici, sociali e metafisici. L'uso così intelligente di uno strumento come l'ironia, potrebbe essere capace di gettare luce su un umanità grigia, incapace di esprimere la propria complessità e sempre più divisa. Il testo, la ricerca di Tommaso Russo Cardona si interrompe con il suo spegnersi, è stato ricercatore in Filosofia del Linguaggio e molto altro.

Francesca Grispello



lunedì 21 dicembre 2009

Nugae, nugellae, lampi: il nuovo libro di Claudio Sottocornola


Poesia e fotografia, filosofia, nuovi sguardi e contributi critici nell'ultima fatica del 'filosofo del pop'. Pubblicato dalla Velar, il libro è un itinerario interiore a ritroso, dal 2008 al 1974


CLAUDE PRODUCTIONS
e
VELAR EDIZIONI
presentano:
Nugae, nugellae, lampi
Quaderno di liceo

poesie e suggestioni visive


di
Claudio Sottocornola

Velar Edizioni
344 pagine con foto, 20 Euro


Nugae, nugellae, lampi è la nuova antologia poetica di Claudio Sottocornola - docente di filosofia, artista e interprete - pubblicata dalla Velar Edizioni. Dopo l'apprezzamento del pubblico per il precedente Giovinezza... Addio (1974-1994) - Diario di fine '900 in versi, il "filosofo del pop" si cimenta in un ambizioso progetto artistico che coniuga poesia e immagine.

La nuova opera del filosofo lombardo (con introduzioni dei giornalisti Francesca Grispello e Donato Zoppo) è un "viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca del mythos fondativo", come afferma lo stesso autore, e per la prima volta contiene una galleria di immagini. Il volume propone 42 liriche presentate in ordine cronologico inverso, dal 2008 al 1974: dalle più recenti, espressione di un intellettuale inquieto e controcorrente, a quelle degli anni '70, suggestionate da una formativa temperie culturale e politica. Alle poesie sono associati 21 scatti fotografici dell’autore, tratti da Il giardino di mia madre e altri luoghi (che diventerà presto mostra e dvd), e 21 immagini di operatori dell’obiettivo e amici che ritraggono l’autore dalla maturità all’adolescenza.

Nugae, nugellae, lampi è un titolo emblematico: se "nugae" e "nugellae" era il termine con cui Francesco Petrarca designava le liriche in volgare del suo Canzoniere, quelle di Sottocornola sono poesie "in eccesso", ovvero escluse dalla precedente raccolta Giovinezza... Addio. Frammenti, rime sparse, flash e lampi disseminati in un campo di esperienze.
Claudio Sottocornola ancora una volta si cimenta in un mix di poesia e immagini che - come nei suoi frequentatissimi recital - rispecchia gli scenari culturali, artistici, sociali degli ultimi 50 anni, con particolare attenzione per quegli anni ’70 che lo videro, studente liceale, scrivere le sue prime liriche, fra invettiva ed elegia, sogno e utopia sociale, e per quella contemporaneità che lo vede ora, docente di Filosofia e Storia, vivere una nuova stagione di passioni e speranze, declinate fra musica, filosofia, arte e letteratura.
All’insegna di una nuova ermeneutica per il nuovo millennio.


Dicono di lui:


"Qualcuno lo chiama “filosofo del pop”, e pour cause: la chiave d’accesso all’opera di Sottocornola risiede nella connessione tra alto e basso, nella capacità di sondare il popular e di coglierne nelle esperssioni più tipiche (ad esempio la pubblicità, il cinema, la musica) il senso e le direzioni della contemporaneità… (Donato Zoppo, dalla presentazione di Nugae, nugellae, lampi).

"A partire dalle sue apprezzate lezioni-concerto, gli incontri di Sottocornola sono un evento unico per l’attenzione rivolta alla categoria di “popular” come chiave di lettura del contemporaneo, e per l’approccio interdisciplinare che coinvolge musica, parole, immagine" (Davide Riccio, Kult Underground).

Il filosofo del pop, instancabile uomo di cultura, amante delle icone del tempo, alla ricerca del senso delle cose, è cosciente che le arti sono uno strumento privilegiato per cogliere le essenze, e il suo lavoro lo dimostra, ma sa anche bene che l’essenza è nell’atto performativo" (Francesca Grispello,
dalla presentazione di Nugae, nugellae, lampi).

"La sua scuola di pensiero: un mix che egli stesso non esita a definire “una fusione di cultura pop ed ermeneutica, la filosofia basata sull’interpretazione dei fatti, non sull’oggettività scientifica”. Ordinario di filosofia e storia e giornalista Sottocornola è una delle personalità più eclettiche e meno accademiche dell’intellighenzia bergamasca…" (Serena Valietti, D-News).

"Di sicuro con questa opera si sfata un certo snobismo dei poeti professionisti verso i “canzonettari”, perché, come sostiene Mario Desiati, giovane poeta italiano, “nessuno potrà negare che tra musica e poesia c’è un punto di contatto originario che si chiama ritmo…” (Giacomo Mayer, Il Nuovo Giornale di Bergamo).

"Le suggestioni culturali e artistiche del post ’68 e la poesia, la filosofia e le lezioni-concerto, la musica e l’arte grafica: trent’anni di storia d’Italia in un libro reading di poesie e canzoni… Sembra, davvero, di trovarsi di fronte ad una specie di Canzoniere spirituale... (Domenico Di Marzio, Il Giornale).

"… c’è dell’altro oltre il muro, oltre il visibile c’è una metafisica di suoni e parole che sottintendono un significato diverso, sconvolgente, eppure vero, reale, tangibile… Un testo unico, un autentico “mosaico di luce” che vale la pena di leggere e rileggere con cura e attenzione" (Alessandro Spadoni, Lettera.com).

"Un autore da conoscere e approfondire" (Alessia Biasiolo, Nonsololink.com).


Info:
Claudio Sottocornola:
Velar Edizioni:

mercoledì 16 dicembre 2009

Pozzoromolo di L.R. Carrino


Meridiano Zero, 2009

Ci vuole del tempo, ma non troppo per poter riprendersi e trovare le parole adatte per esprimere ciò che lascia e ciò che nutre la lettura di Pozzoromolo, ultimo romanzo di Luigi Romolo Carrino, che abbiamo conosciuto con il fortunato Acqua Storta.

Meridiano Zero
pubblica un racconto complesso che sfida colui che dal primo rigo è intrappolato dalla scrittura di Carrino: spezzata, sanguinante, viscerale, visionaria, cruda, sporca, ma soprattutto unica e nuova. In scena - perchè noi vediamo quel che accade - c'è una persona che non conosce il mondo se non attraverso il graffio, la ferita, l'esclusione, la violenza, la rinuncia e la disperata ricerca di amore disinteressato, c'è una persona rinchiusa in un ospedale psichiatrico per i crimini che ha commesso e solo la scrittura permette a quest'individuo di riannodare i fili di quel che ha vissuto.

La sua scrittura, i suoi ricordi smozzicati e invocati ci feriscono e ci partecipano. C'è la vita ospedaliera con i suoi ritmi che goccia a goccia rendono i giorni sempre uguali eppure diversi sia per il contenuto delle memorie di Gioia, sia per i farmaci che rendono un essere umano un vuoto involucro incapace di reagire alle visioni notturne con le quali dialoga e dalle quali non può difendersi perchè il suo corpo è legato ad un letto.

Le pareti bianche di giorno sono uno spazio osceno di notte dove la madre, il padre, il fratellino e la paura sono messi in questione con volontà immensa, una volontà di comprendere la colpa inflitta, che eccede lo spazio della narrazione e diviene un nucleo di identità che crolla sotto il peso della ragione.

Un'Italia, quella del terremoto degli anni '80 e un contesto umano degradato incapace di osservare e comprendere un gesto che non sia della belva, quella che non conosce verbo, ma che sa dire io. Quest'Italia non c'è più eppure insiste, le canzonette e una comunità agricola rara sono una delle cornici, dell'infanzia di Gioia. L'altra è la carne, perchè è come carne che esiste l'uomo, come tessuto aderisce all'altro e stampa sulla propria pelle e nel proprio animo le parole che non abbiamo ancora conosciuto.

I capitoli sono scanditi come mesi che si aprono con dei versi, parole che si trasformano in poesia, non ci sono nomi noti, ma persone vive come le parole che usano. L'intento letterario di Carrino è forte, non per la storia che racconta, perchè un fatto non è potente e non ti riguarda finchè non lo senti, e con Pozzoromolo la forza è nelle visioni che lo scrittore evoca. Perchè questa storia, ora, mi riguarda, mi gioca, mi mette in crisi, è anche la mia. Questa è la poesia che reclamo.

Francesca Grispello


sabato 12 dicembre 2009

Dear Violence

EastRodeo
Trovarobato, 2009

Poesia
come ansia e delirio, ne sanno qualcosa i poeti maledetti, i filosofi e anche gli East Rodeo che ascoltiamo nel loro ultimo lavoro Dear Violence. Violenza individuata e non dominata, ma vibrata su corde, espressa con loop e percossa con un linguaggio disturbante, al primo ascolto. Ed ecco che la cara violenza sembra un induzione all'ascolto, una provocazione che il mastro di suoni compie verso colui che cerca di seguire un nesso che è fuori dall'esplicito, anche se lo ammicca.
Gli East Rodeo dopo Kolo (del 2004) ritornano con otto tracce crude e dense di spazi elettronici che esplodono in deliri algebrici jazz e rock e tutta la teatralità della sperimentazione. Due contro due, i fratelli croati Alen e Nenad Sinkauz e gli italiani Federico Scettri e Alfonso Santimone capaci di far incontrare improvvisazione e scrittura di una battaglia fatta di sensazioni al limite, melodiosi ritmi, derive psichedeliche ed energia muscolare in bit.

Se pensiamo alla parola violenza, balza l'immagine di colui che usa o agisce con forza e ben si rappresenta allora il quartetto che usa ogni mezzo per dialogare e rispondere alle suggestioni che sono suggerite dall'ispirazione del momento. Soldato Nato, Medezhijia e Ultima Volta Che Il Pesce Abbocca fanno il verso alle più aperte Transirania, Same Step e Clown e al limite del sognante e le ipnotiche Puz e For My Mouse. Attendiamo le prossime maturazioni del gruppo.

Francesca Grispello



giovedì 10 dicembre 2009

Vocidentro Films alla sala da tè Shaza: Cortè!


Un'imperdibile serata ad Avellino dedicata ai cortometraggi della Vocidentro: la produzione del regista Umberto Rinaldi tra serio e faceto, impegno e ironia


Sala da tè Shaza Piazza del Popolo 18 Avellino Venerdì 11 dicembre 2009 h. 20.30


Associazione Escursionistica Naturalistica Lerka Minerka
Vocidentro Films
Shaza Sala da Tè

presentano:


COR-Tè

I Corti di Umberto Rinaldi “Il Cinema tra Creatività e Comunicazione”



Introduce
Antonio Vladimir Marino: Regista Vlad Film

Intervengono
Umberto Rinaldi: Regista Vocidentro Film
Roberto Pellino: uomo immagine Lerka Minerka
Leonardo Lardieri: Critico Cinematografico – Sentieri Selvaggi

Per info:
Shaza: cell. 3406291380
email: shazateahouse@yahoo.it

Lerka Minerka email:
ziobacco@lerkaminerka.com

http://www.vocidentro.com

http://www.lerkaminerka.com



Freddie Mercury - Una biografia intima

Peter Freestone
Arcana, 2009

Un grande artista, una grande personalità o un caro amico non muoiono mai, ma quando ci lasciano si ha bisogno del tempo per risanare e richiamare alla memoria quei gesti e quella voce che non ci sono più. A volte si ha bisogno di scrivere un libro come Freddie Mercury, una biografia intima di Peter Freestone suo assistente personale negli ultimi 12 anni della sua vita, un tuttofare e un amico.

Una delle più grandi voci del rock, l'anima dei Queen è raccontata senza malizia e senza particolari scabrosi, Freddie non amava leggere, ma adorava l'arte, non ha mai frequentato Nureyev, ma adorava i gatti, era troppo generoso e ha lavorato con tenacia fino alla fine dei suoi giorni.

Si sente il bisogno di libri del genere, sobri e senza quei particolari scabrosi, per lo più inventati e in malafede che fanno vendere e chiacchiarare. Freestone ha raccontato con amore, commozione e malinconia la vita, il carisma e l'energia dell'uomo prima e della star dopo, di colui che voleva vivere per sempre e ci è riuscito nelle emozioni che ha donato al pubblico.

Palchi ed alberghi, l'incontro con Michael Jackson, l'amicizia e la collaborazione con Montserrat Caballé, il suo rapporto con i Queen e il suo rispetto verso il pubblico. È stato cuoco, maggiordomo, segretario, amico e infermiere fino al 24 novembre 1991, quando Freddie moriva di Aids e nel mondo si incominciava a conoscere questo male.

Francesca Grispello

mercoledì 9 dicembre 2009

Popular Games: il nuovo disco di Max Fuschetto

Un viaggio tra avanguardia e tradizione, natura e cultura per il giovane compositore: un diario di esperienze, collaborazioni, ispirazioni colte e popolari


POPULAR GAMES


Konsequenz/Hanagoori Music, 2009
12 brani, 43 minuti

copertina_fronte

Presentato in anteprima nazionale dalla trasmissione radiofonica Il Terzo Anello di Radio Tre,
Popular Games, il nuovo album di Max Fuschetto, riceve un battesimo prestigioso. Dopo anni di studio e collaborazioni, Popular Games è il nuovo punto di partenza per il giovane polistrumentista e compositore: un progetto che coniuga composizione colta e leggerezza popular, impegno e comunicazione. Pubblicato dall'etichetta Hanagoori Music con la prestigiosa Konsequenz, Popular Games si muove al crocevia tra diversi linguaggi: dal minimal al jazz, dal tradizionale al contemporaneo.

Elegante e sobrio, come conferma la copertina in stile Art Déco, l'album è un ideale diario di viaggio in 12 brani: episodi di ampia immaginazione e di atmosfere che vanno dal meditativo al festoso, in un lavoro che tenta di dare una nuova idea di musica e di composizione, aperta alle suggestioni degli incontri. Prosegue infatti anche
in questo lavoro il sodalizio artistico con il compositore napoletano Girolamo De Simone, affiancato da vari ospiti come Giulio Costanzo, Pasquale Capobianco, Pericle Odierna, le voci di Antonella Pelilli e Irvin Luca Vairetti. Un nucleo di affidabili collaboratori per un disco solista che si conferma sintesi di un percorso professionale ed esistenziale.

Popular Games alterna una semplicità espressiva ad una complessa sovrapposizione di strati sonori, senza distizione tra musica colta e popular.
Con influenze che vanno da Arvo Part a Bill Evans (omaggiato in Bill's mood, brano che chiude il disco), dai Beatles a Debussy, il lavoro di Max Fuschetto è stimolante per le immagini che suggerisce, esoterico e al tempo stesso colloquiale. Popular Games vanta un prezioso lavoro di ricerca sulla tradizione Arbereshe, espressione della comunità albanese dell'Italia meridionale: con essa il compositore si è rapportato fondendo, ad esempio, il traditional Valle Valle con una ritmica africana, raggiungendo il risultato di un vero spirito di comunità.

Max Fuschetto:
http://www..myspace.com/maxfuschetto

Hanagoori Music:
http://www.hanagoorimusic.com

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martedì 8 dicembre 2009

Il Cibo come cultura


Massimo Montanari
Economica Laterza, 2006

Ci sono dei libri che con poche e semplici parole ti aiutano a conoscere i multiformi aspetti del rapporto che intercorre tra la natura e la cultura.
Il cibo come cultura di Massimo Montanari, docente e storico italiano è uno di questi, trovato per caso su di uno scaffale in libreria.
E' curioso, interessante e necessario riflettere sul cibo, su ciò che facciamo entrare nel nostro organismo, su ciò che ci identifica, su ciò che ci fa essere insieme ed è cultura.
Nel 2010 è scarso in alcune porzioni del mondo, in altre abbonda e viene gettato via, ma da dove arriva il piatto tipico? Dalla regione? Dalla terra? Dalla cultura? Tutto vero, ma in un modo più articolato.
Natura, ovvero quel sistema di leggi che presiedono all'esistenza delle cose , è cultura nel momento in cui ci siamo messi a cuocere, conservare e selezionare gli alimenti, ovvero, tempo che scorre e che si chiama storia, la stessa che ha portato l'uomo a relazionarsi con l'ambiente, quella storia che crea ricchezza, povertà, religioni e sotto il profilo alimentare è un'arte del comporre unica, in ogni tempo e luogo.
C'è cultura nella natura, nel piacere, nell'igiene, nella medicina e il cibo è un elemento imprescindibile, e come ogni pratica umana è dinamica e instabile.
C'è il gusto a connotare sia la cultura che la natura e per ogni singola famiglia e regione si educa e diviene strumento di rapporto, metro con il quale misuriamo noi con il mondo.
Sembra scontato ribadire che la differenza è il mezzo della conoscenza, ma è questo uno dei nodi più affascinanti ed urgenti del testo, dove la mescolanza è alchimia fondante.
La conoscenza come mescolanza caratterizza tutta la storia del cibo, che ha tanto viaggiato e proviene da mezzo mondo, quella che oggi chiamiamo "dieta mediterranea" è un crocevia di eventi e scoperte che sono nostre, ma non solo nostre.
Ciò che chiamiamo cultura, si colloca al punto di intersezione fra tradizione ed innovazione”.
Quella del cibo è una lingua "babelica" ed è per questa ragione che non possiamo dire che il mio è più buono del tuo. Mangiamo insieme e nel contempo siamo insieme un linguaggio che si rimodula e si improvvisa come il piatto che cuciniamo. Fuori dagli esotismi che fanno moda e, a modo loro sono una cultura senza cultura, fuori da posizioni faziose, qui parla uno storico.
L'autore, che da anni si dedica allo studio della storia dell'alimentazione, delucida in modo snello ed efficace una rete intricata di simboli e storie, con punte di ironia e sguardo profondo, ci trasporta in epoche, usi, luoghi e cucine che abbiamo bisogno di portare avanti per avere coscienza di cosa siamo.
Con sensibilità e volontà di conoscenza Massimo Montanari ti fa incuriosire.

Francesca Grispello

sabato 5 dicembre 2009

Orbite: il nuovo disco dei Quarzomadera


Esce il secondo album dei Quarzomadera: una combinazione tra rock italiano, psichedelia e ballate dal taglio descrittivo. Con semplicità, profondità e fantasia il duo monzese consegna al pubblico un lavoro maturo

ORBITE
...il nuovo album dei Quarzomadera...

Videoradio, 2009
11 brani, 58 minuti


Orbite è il secondo disco dei Quarzomadera, il giovane duo monzese che dopo Cardio & Psiche rafforza il sodalizio con la Videoradio di Beppe Aleo (etichetta di Andrea Braido, Walter Calloni, Trio Bobo, This Harmony etc.), cimentandosi in un lavoro più maturo e riflessivo. La band è nata nel 2000 e in seguito ad alcune variazioni è ora composta dal duo creativo Davide Sar e Tony Centorrino: dopo molte esperienze live e con costante passione, con Orbite propongono al pubblico un robusto rock italiano incentrato sulla forma-canzone, con influenze psichedeliche anni 60/70 e suggestioni post-grunge. Il disco è diviso in due parti, la prima più immediata e graffiante, la seconda più riflessiva e introspettiva (vedi il primo singolo Agrodolce), con temi che vanno dalle esperienze personali, alla vita quotidiana fino ad arrivare a tematiche sociali come in Etica o TV ipnosi (nuovo singolo).

Arrangiato con cura e con strumenti inconsueti per un certo rock come le percussioni, il flauto bansuri e l'arpa vietnamita, Orbite è un disco sano e godibile per i molti spunti che offre. Si legge su Beat Bop A Lula:
" il gruppo Quarzomadera verrà a prendervi per mano per portarvi nel rock dark ipnotico di una band che ha intrapreso un sentiero multiforme e arduo da percorrere"; Saltinaria invece dichiara: "Orbite è il disco della grande opportunità, del big jump dei Quarzomadera, il classico disco di cui potreste leggerne le infinite sfumature già dopo il primo giro"; da KD Cobain: "il pop incontra l’alternative rock di matrice italiana e lo fa in maniera semplice senza sperimentazioni ma con un songwriting deciso ed incisivo".

Il disco vede la preziosa collaborazione di ospiti come il popolare Luca Urbani (Soerba, Zerouno), Stefano Floriello (Soerba, Rapsodia) e il musicista monzese David Flores. Interessante notare che Quarzomadera è un cristallo che rappresenta la forza della luce capace di stimolare l’introspezione e il risveglio dell’anima, perfettamente in linea con l'ultimo brano Raga del risveglio, sognante omaggio alla cultura psichedelica degli anni '60. I brani possono essere ascoltati interamente in streaming su Deezer.com. Il cd è disponibile online, nei negozi su ordinazione e direttamente dai Quarzomadera in occasione dei loro concerti.

Quarzomadera: 
Davide Sar: voce, chitarre e programming
Tony Centorrino: batteria
Orbite ospita:
Stefano Floriello: percussioni, flauto e tastiere
David Flores: piano, basso e arpa vietnamita
Luca Urbani: archi sintetici


Info:

Quarzomadera:
http://www.myspace.com/quarzomadera

Agrodolce - videoclip:
http://www.youtube.com/watch?v=lWsS8nXzX2E

TV Ipnosi - videoclip:
http://www.youtube.com/watch?v=T3x4bTMhRrs

Videoradio:
http://www.videoradio.org

venerdì 4 dicembre 2009

Liriche, memoria, musica e fotografia: il ritorno di Claudio Sottocornola

Al Caffè Letterario di Bergamo anteprima nazionale per il recital del 'filosofo del pop', che presenta il suo nuovo libro: pubblicato dalla Velar, 'Nugae, nugellae, lampi' è un viaggio a ritroso tra poesia e immagine


CLAUDE PRODUCTIONS
&
EDITRICE VELAR

presentano:

QUADERNO DI LICEO
Il n’avait pas que dix-huit ans…

Poesie e interpretazioni di Claudio Sottocornola

Presentazione di
“Nugae, nugellae, lampi”
liriche e fotografie da un liceo fra due millenni…


Mercoledì 9 dicembre 2009

ore 17.30
Caffè Letterario
Via San Bernardino 53

Bergamo


Torna con un nuovo, attesissimo evento Claudio Sottocornola, il professore-artista bergamasco - definito dalla critica il "filosofo del pop" - noto per la sua multiforme attività artistica. Mercoledì 9 dicembre 2009, al Caffè Letterario di Bergamo, il poliedrico uomo di cultura lombardo presenterà in anteprima nazionale Quaderno di liceo, il suo nuovo recital sviluppato all'insegna di una nuova interpretazione poetica e musicale. Al centro dell'incontro i nuovi versi di Sottocornola, contenuti nel suo libro Nugae, nugellae, lampi, appena pubblicato dalla Velar Edizioni, già editrice della fortunata silloge poetica Giovinezza... addio (2008), che ha raccolto il consenso critico della stampa specializzata nazionale.

La nuova opera del filosofo (con introduzioni dei giornalisti Francesca Grispello e Donato Zoppo) è un "viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca del mythos fondativo", come afferma lo stesso autore, e per la prima volta contiene anche una galleria di immagini
. Il volume propone 42 liriche presentate in ordine cronologico inverso, dal 2008 al 1974. Alle poesie sono associati 21 scatti fotografici dell’autore, dal percorso Il giardino di mia madre e altri luoghi - presto mostra e dvd - e 21 immagini di operatori dell’obiettivo e amici che ritraggono l’autore dalla maturità all’adolescenza.

La presentazione proporrà in anteprima nazionale Quaderno di liceo (Il n’avait pas que dix-huit ans…): è il nuovo recital di Sottocornola, in cui la lettura dei suoi versi è alternata dall’interpretazione di brani storici della canzone d’autore (Dylan, De André, Simon and Garfunkel, B.E. King, Battiato, Nannini…), rievocando le evoluzioni e le metamorfosi del suo percorso da studente a docente “di liceo”. Un mix di poesia, canzoni, immagini che ricostruiscono gli scenari culturali, artistici, sociali degli ultimi 50 anni, con particolare attenzione per quegli anni ’70 che hanno visto l’autore, studente liceale, scrivere le sue prime liriche, fra invettiva ed elegia, sogno e utopia sociale, e per quella contemporaneità che lo vede ora, docente di Filosofia e Storia, vivere una nuova stagione di passioni e speranze, declinate fra musica, filosofia, arte e letteratura. All’insegna di una nuova ermeneutica per il nuovo millennio.



Dicono di lui:

"Qualcuno lo chiama “filosofo del pop”, e pour cause: la chiave d’accesso all’opera di Sottocornola risiede nella connessione tra alto e basso, nella capacità di sondare il popular e di coglierne nelle esperssioni più tipiche (ad esempio la pubblicità, il cinema, la musica) il senso e le direzioni della contemporaneità… (Donato Zoppo, dalla presentazione di Nugae, nugellae, lampi).

"A partire dalle sue apprezzate lezioni-concerto, gli incontri di Sottocornola sono un evento unico per l’attenzione rivolta alla categoria di “popular” come chiave di lettura del contemporaneo, e per l’approccio interdisciplinare che coinvolge musica, parole, immagine" (Davide Riccio, Kult Underground).

Il filosofo del pop, instancabile uomo di cultura, amante delle icone del tempo, alla ricerca del senso delle cose, è cosciente che le arti sono uno strumento privilegiato per cogliere le essenze, e il suo lavoro lo dimostra, ma sa anche bene che l’essenza è nell’atto performativo" (Francesca Grispello,
dalla presentazione di Nugae, nugellae, lampi).

"La sua scuola di pensiero: un mix che egli stesso non esita a definire “una fusione di cultura pop ed ermeneutica, la filosofia basata sull’interpretazione dei fatti, non sull’oggettività scientifica”. Ordinario di filosofia e storia e giornalista Sottocornola è una delle personalità più eclettiche e meno accademiche dell’intellighenzia bergamasca…" (Serena Valietti, D-News).

"Di sicuro con questa opera si sfata un certo snobismo dei poeti professionisti verso i “canzonettari”, perché, come sostiene Mario Desiati, giovane poeta italiano, “nessuno potrà negare che tra musica e poesia c’è un punto di contatto originario che si chiama ritmo…” (Giacomo Mayer, Il Nuovo Giornale di Bergamo).

"Le suggestioni culturali e artistiche del post ’68 e la poesia, la filosofia e le lezioni-concerto, la musica e l’arte grafica: trent’anni di storia d’Italia in un libro reading di poesie e canzoni… Sembra, davvero, di trovarsi di fronte ad una specie di Canzoniere spirituale... (Domenico Di Marzio, Il Giornale).

"… c’è dell’altro oltre il muro, oltre il visibile c’è una metafisica di suoni e parole che sottintendono un significato diverso, sconvolgente, eppure vero, reale, tangibile… Un testo unico, un autentico “mosaico di luce” che vale la pena di leggere e rileggere con cura e attenzione" (Alessandro Spadoni, Lettera.com).

"Un autore da conoscere e approfondire" (Alessia Biasiolo, Nonsololink.com).



Info:
Caffè Letterario - Bergamo:

giovedì 3 dicembre 2009

La Vedova Allegra - Storia della ghigliottina


Antonio Castronuovo
Stampa Alternativa, 2009

L'umanità illuminata dalla ragione ebbe pietà del supplizio e s'inventò la ghigliottina! Ebbene si, la signora spilungona ha lavorato con lena dalla fine del 1700 fino al 1977, mentre noi si guardava Portobello. Ed è per donare all'uomo uguaglianza e dignità nella civiltà dei lumi che si concepì la pena di morte capace di rendere l'uomo "non più" in un soffio.
Sembra incredibile, Antonio Castronuovo ne La vedova allegra - Storia della ghigliottina ci racconta passo dopo passo il contesto che ha prodotto questo strumento capace di evitare squartamenti e decollazioni alla Dario Argento. Basta un medico, un cembalaio, cadaveri e pecore per il collaudo, un battesimo ed ecco che la vedova allegra è pronta ad andare a pieno regime, impeccabile con re, regine, nobili, cospiratori, colpevoli e innocenti. Non manca la folla che assiste, assetata di sangue e di giustizia, e un boia sollevato da tanta efficacia e lavoro pulito.
Il troppo, si sa, stroppia e divenne eccesso sia di sangue che impuzzolentiva le città, sia di tanti morti, che dai circa 25 mila durante la rivoluzione francese passarono ad 80 tra il 1950 e il 1977, ed è così che la signora lentamente smette di lavorare. Tante certezze di pena, iniziavano a cozzare contro i dubbi della scienza che si interrogava, se e per quanto tempo le teste mozzate continuassero a vivere e sentire la loro condizione misera ed orripilante. Povero Joseph-Ignace Guillotin, dal quale la ghigliottina ha preso il nome, medico e filantropo che prese a cuore la serena morte, ma fu costretto dall'orrore a ripudiarne il risultato.
Tutto ciò che non sapevate di voler sapere sulla ghigliottina, Antonio Castronuovo con la sua penna sagace, puntuta e scorrevole ce lo propone in un testo frizzante, stimolante e curioso. Dato l'argomento, ci vuol maestria e pazienza. Non c'è limite a ciò che possiamo conoscere e faticheremo a trovare altri riferimenti del testo che, unica pecca, manca di bibliografia. Da leggere e consigliare.


Francesca Grispello






mercoledì 2 dicembre 2009

Mandilli



Vittorio De Scalzi
Aereostella, 2009


Ci sono dei dischi che diventano più belli ascolto dopo ascolto, ed è a questi dischi che ti affezioni per ciò che sanno esprimere nel tempo e nello spazio per lo stupore che accompagnano. Accade la magia con Mandilli, ovvero fazzoletti in genovese, l'ultimo disco di Vittorio De Scalzi che al primo ascolto non può non condurre a Creuza de ma, il capolavoro di Fabrizio De André di cui è figlio.

Il genovese, come tutti i dialetti, è musica che ti chiede apertura verso un altro da te che devi accogliere per godere della bellezza che possiede. Il porto, un uomo con una geografia alle spalle e un mare aperto davanti, il viaggio e i suoi compagni, i ricordi con le emozioni che affiorano ed è brezza, non solo marina, ma musica che viene da lontano e che nasce dal cuore. Si parte dalla Liguria e si arriva ad Oriente passando per il Mediterraneo, c'è ispirazione è interpretazione del coinvolgimento e della suggestione di un viaggio interiore alla scoperta di una totalità che si compone di pezzi, di fazzoletti in questo caso, e di storie che vengono fatte vibrare.

Elegante per le corde che è capace di suonare dal violino al violoncello, dalla chitarra al basso, danzante, malinconico ed elettrico come l'onda del mare baciata dal vento, che prende e che porta. C'è tanto mare in Mandilli, non solo nei testi e nelle suggestioni che è capace di sostenere l'elemento, ma anche nel come è stato registrato l'album, in presa diretta in uno stabilimento balneare di fronte a un bel mare invernale.

Con Mauro Pagani in Vincenso, brano di apertura, con i Canterini della Vecchia Sturla in Gente di Liguria e con la Circled Blue Balcan Ensemble in Stagiuin confermano la vena produttiva di uno dei più importanti artisti italiani, che con la sua esperienza ha visto le stagioni cambiare.
Francesca Grispello






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